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François Hollande precipita in basso nella popolarità come a nessun presidente prima di lui era mai capitato, mentre la destra si dilania in beghe sul passato e su un futuro tutto da decifrare in attesa di un leader. A crescere, favorita da crisi e malessere, è sempre e solo lei, Marine Le Pen. Che adesso non vuole più nemmeno che il Front National venga definito "estrema destra".

"Noi non siamo assolutamente un partito di destra - protesta la figlia del fondatore del Front National, Jean-Marie, ancora presidente onorario del Fn - chi pensa questo fa un errore d'analisi totale. Nello stesso sacco si mette Breivik (l'estremista autore del massacro in Norvegia, ndr), Alba Dorata, poi si agita bene e si ritrova che l'immagine del Front National è davvero sporca". Il suo movimento, invece, "rispetta integralmente le regole repubblicane", la Le Pen lo definisce "alternativo a socialisti e Ump" e promette di trascinare in tribunale chi ancora le affibbiasse l'etichetta di estremista di destra.

Immediatamente si sono levate, soprattutto a sinistra, voci di chi ha gridato l'epiteto ancor più alto e forte di prima, ma i risultati dei sondaggi ogni mese premiano la bionda leader. L'ultima inchiesta, Tns-Sofres per Le Figaro Magazine, è la più clamorosa: Marine Le Pen diventa la terza personalità che i francesi vorrebbero "veder ricoprire un ruolo importante" nei prossimi mesi, alla pari con Francois Fillon, che da destra ambisce all'Eliseo, e a personaggi come Alain Juppé e l'attuale direttrice del Fondo monetario Christine Lagarde.

All'opposto, l'esecutivo batte ogni record negativo: 3 francesi su 4 (il 74%) non ha fiducia in Hollande. La Le Pen cresce soprattutto nelle simpatie strappate a destra (+7%) ma anche addirittura fra i socialisti (+1%). Ai primi due posti della classifica, davanti alla Le Pen e agli altri, ci sono il ministro dell'Interno Manuel Valls (43%), nella bufera per le dure affermazioni sui rom, seguito dall'ex presidente Nicolas Sarkozy (35%).

Hollande, in soli 16 mesi si è divorato il patrimonio di fiducia dei francesi che lo hanno eletto, dimezzando i sostenitori. E ha raddoppiato il numero di coloro che di lui non si fidano. Una performance pessima, senza precedenti: Sarkozy, che fin qui era stato il peggiore dopo lo stesso periodo, aveva il 36% di popolarità contro il 23% di Hollande.

L'altro presidente socialista della Quinta repubblica, François Mitterrand, era al 51% nel primo mandato, al 57% nel secondo. La destra è avviluppata nelle sue traversie interne, con un Fillon che alle prime uscite da aspirante leader è stato silurato da un fuoco concentrico di critiche (nel mirino la ricchezza di famiglia, ostentata in una foto di famiglia, con castello alle spalle).

Il presidente dell'Ump, Jean-François Copé, vive nell'ombra di Sarkozy. Quest'ultimo viaggia e tiene conferenze, ma nonostante la popolarità intatta i suoi fedelissimi temono che non riesca a districarsi in tempo, per le presidenziali 2017, dalla ragnatela di inchieste giudiziarie a suo carico. Marine Le Pen si muove pochissimo, fa dichiarazioni con il contagocce e resta ferma sulle sue posizioni, crisi e malcontento lavorano per lei. Davanti a sé, orizzonte 2014, ha due appuntamenti ideali: le municipali per conquistare le città e le europee per dire no a Bruxelles e al rigore dell'Europa.

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SDA-ATS