Tutte le notizie in breve

Mancano quattro mesi alle presidenziali, ma in Francia la tensione è già alle stelle fra i potenziali candidati.

A destra domina il "Penelopegate", con François Fillon che in 24 ore è passato dal contrattacco contro "il fango" dei media alla visita ai giudici che hanno aperto un'inchiesta su di lui. A sinistra, i due finalisti delle primarie, Valls e Hamon se le danno di santa ragione, senza nessuna certezza che da lunedì - dopo il ballottaggio nel quale uno di loro diventerà il candidato della sinistra - il PS sarà allineato dietro un solo leader.

Non ridono neanche Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Il primo, finora campione dei sondaggi, si è visto tirare in ballo da un libro che parla di "spese di campagna elettorale pagate con i fondi della rappresentanza del ministero dell'Economia". E, stranamente, silenzio assoluto dai ranghi del Front National, che si presenta come moralizzatore della politica ma che è sotto inchiesta per la remunerazione di assistenti all'Europarlamento di Strasburgo che avrebbero svolto in realtà lavoro per il partito.

"Amo mia moglie - ha detto Fillon, calmo ma deciso, in diretta a TF1 questa sera -, il suo lavoro era reale, è al mio fianco da sempre, all'inizio gratuitamente, poi ha preso il posto di un mio collaboratore che, nel 1997, lasciò l'incarico". "Nel lavoro di assistente parlamentare di mia moglie tutto si è svolto secondo la legge", ha aggiunto nell'intervista l'ex premier, ammettendo che "anzi, in passato ho fatto lavorare per me anche due miei figli, che sono avvocati, remunerandoli puntualmente".

Fillon non soltanto ha escluso ogni tentennamento nella sua determinazione a guidare la destra nella corsa all'Eliseo ma aggiunto "che ogni accusa abietta" come questa rafforzerà la sua decisione.

L'impressione di queste ore è però che neanche i Republicani si siano compattati dietro il loro rappresentante nella corsa all'Eliseo: rarissime le prese di posizione in difesa del leader, nessuno si è palesato per affermare chiaramente di aver conosciuto Penelope Fillon come collaboratrice, per tanti anni, del marito.

A sinistra ieri sera dibattito serrato, l'ultimo prima del ballottaggio di domenica fra Benoit Hamon e Manuel Valls. I progetti dei due sono incompatibili, a volte talmente contrastanti - soprattutto in campo economico, con la proposta di Hamon di un "reddito universale" - da lasciare più di un dubbio sul futuro della corsa presidenziale del Partito socialista. Gli appelli all'unità da parte del segretario Jean-Christophe Cambadelis sono finora caduti nel vuoto.

Oggi è toccato anche a Macron, finora in costante ascesa. L'ex ministro è stato tirato in ballo in un libro che lo accusa di aver utilizzato quasi interamente i fondi di rappresentanza dell'intero ministero dell'Economia per lanciare la campagna del suo movimento, "En Marche!". "Neppure un centesimo - ha replicato subito Macron - è stato utilizzato per En Marche. E chiunque dica il contrario sa che sta facendo pura e semplice diffamazione".

Silenzio assoluto da parte del Front National, che stranamente non ha alzato i toni in queste ore per attaccare colui che viene accreditato come l'avversario più pericoloso per Marine Le Pen alle presidenziali. Ma la prudenza consiglia l'intera leadership del partito, coinvolta nell'inchiesta sulle remunerazioni di assistenti parlamentari a Strasburgo, di tenere profilo basso. In particolare Marine Le Pen, che portò all'Europarlamento come assistente Louis Aliot, suo compagno e numero 2 del partito, in seguito eletto anch'egli deputato europeo.

SDA-ATS

 Tutte le notizie in breve