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Francia: pensioni; resa dei conti

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 ottobre 2010 - 20:58
(Keystone-ATS)

PARIGI - È arrivato il giorno della resa dei conti, il sindacato e il governo francese si preparano a quella che sembra l'ultima giornata di mobilitazione prima dell'approvazione in Senato della riforma delle pensioni, invisa alla maggior parte dei francesi ma fondamentale per il presidente Nicolas Sarkozy.
Scenderanno in piazza domani un numero record di manifestanti, i sindacati ci scommettono. In mezzo a loro ci saranno gli studenti, che sono entrati in scena una decina di giorni fa ma che ad ogni ora che passa sono più determinati e difficili da gestire. Oggi un folto gruppo è stato respinto sugli Champs-Elysees a Parigi, altri 200 sono stati fermati durante altre manifestazioni, insomma il clima è caldo e i preparativi per la manifestazione di domani fervono.
Tutto si fermerà, qualcuno volontariamente - come i treni e le metropolitane, per non parlare degli aerei che non partiranno nella proporzione del 30-50 per cento - altri un pò meno, come gli automobilisti che non troveranno più benzina in oltre un migliaio di distributori del paese. È il frutto di quasi una settimana di blocco delle 12 raffinerie francesi e del picchettaggio dei depositi di carburante al quale, da stamattina, prendono parte attiva anche i camionisti. I mezzi pesanti sono scesi in campo per ultimi a 24 ore dalla grande mobilitazione, e il loro intervento era fra i più temuti: già stamattina, i loro convogli "a passo di lumaca" erano riusciti a bloccare l'A1 a nord e l'A6 a sud.
Le contromisure sono piuttosto dei tentativi di arginare il peggio: il ministro degli Interni, Brice Hortefeux, ha attivato la "cellula di crisi" in caso di penuria di carburante, la ministra dell'Economia, Christine Lagarde, ha promesso di vigilare su 'benzina selvaggia', cioè le pompe che aumenteranno i prezzi per speculare sulla penuria, e Francois Fillon ha promesso solennemente: "non lascerò bloccare il nostro paese".
Almeno un francese su due, però, pensa che sia giusto che i manifestanti e gli scioperanti vadano fino in fondo, pure se i disagi stanno diventando pesantissimi e nel paese si circola ormai al rallentatore. Sette su 10 appoggiano la grande giornata di domani. Persino i senatori, gli unici ad andare di corsa, hanno rallentato il ritmo: mancano ancora 500 emendamenti da esaminare prima del voto finale e da mercoledì si slitterà a giovedì sera. Ma non si discute sull'invito reiterato dai socialisti nelle ultime ore di "tornare indietro" e "bloccare tutto" ricominciando da zero con la riforma delle pensioni. "È una riforma essenziale - ha detto stasera da Deauville, in Normandia, Nicolas Sarkozy - e la Francia la realizzera"'.

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