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PARIGI - Il presidente Nicolas Sarkozy non farà marcia indietro sulla riforma delle pensioni. Ma neanche i sindacati intendono arrendersi e, dopo lo sciopero di massa di ieri, annunciano oggi una nuova giornata di manifestazione, il prossimo 23 settembre.
Inoltre, hanno lanciato un appello a fare del 15 settembre, giorno in cui il progetto di legge va al voto dei deputati, "una giornata fitta di iniziative" che chiameranno in causa le autorità governative e locali.
La Francia che protesta, insomma, non si arrende. Per i sindacati, forti del successo dello sciopero di ieri (che ha fatto scendere nelle piazze più di un milione di persone, ma erano 2,7 milioni per i sindacati), ci sono tutti i motivi per continuare a fare pressioni sul governo perchè l'età legale della pensione resti ferma a 60 anni.
Proprio su questo punto, invece, il più delicato della riforma, Sarkozy si mostra determinato, e oggi davanti al Consiglio dei ministri, ha affermato di essere "attento" alle preoccupazioni dei lavoratori, ma che è "fuori questione" una marcia indietro sull'innalzamento dell'età minima pensionabile. "È una riforma essenziale - ha detto Sarkozy - è quindi normale che susciti preoccupazioni e mobilitazioni importanti, come quella di ieri". Tuttavia, ha poi aggiunto, l'età minima pensionabile "sarà progressivamente aumentata, di quattro mesi all'anno, fino a raggiungere i 62 anni nel 2018".
Il capo dello stato ha invece annunciato alcune "concessioni" previste dal testo, tra le quali una migliore considerazione dei lavori usuranti ed una maggiore attenzione per le cosiddette "carriere lunghe". Ma questi annunci non sono sufficienti per i sindacati e "non modificano il carattere ingiusto ed inaccettabile della riforma". Il braccio di ferro continua.

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SDA-ATS