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Francia: tassa su bevande gassate, Coca-Cola si vendica

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 settembre 2011 - 20:18
(Keystone-ATS)

La Coca-Cola dichiara guerra al governo francese, che nella sua manovra antideficit ha inserito la tassa sulle bevande gassate e con zuccheri aggiunti: "va contro i nostri prodotti", protesta il gigante americano delle bollicine, ma non meno dura è la reazione francese: "questo è un ricatto", grida l'Ump, la maggioranza di destra al governo.

Tutto è cominciato a fine agosto, con l'annuncio dei provvedimenti straordinari che il governo di Francois Fillon ha inserito nella manovra straordinaria antideficit. Se l'imposta straordinaria sui biglietti d'ingresso ai parchi di divertimento ha provocato una rivolta bipartistan, al punto che è stata ritirata e sostituita con una tassa sulle notti trascorse negli hotel di lusso, si è registrato un consenso di massima per gli aumenti annunciati di sigarette (+6% da ottobre), bevande alcoliche e gasate addizionate di zucchero. Tutti aumenti sotto l'ombrello della salvaguardia della salute, nel caso delle bevande dolci e con le bollicine si tratta in particolare della lotta all'obesità che in Francia è diventata una priorità.

La ribellione è maturata proprio dall'essenza stessa delle bollicine: la Coca-Cola doveva avrebbe dovuto annunciare il 19 settembre, in occasione dei 40 anni del sito industriale di Pennes-Mirabeau, nella regione di Marsiglia. E invece, ha annunciato che i 17 milioni previsti per la nuova linea di produzione di lattine è sospesa. L'investimento "non è annullato" - hanno provato a spiegare dagli States - ma "dev'essere riconsiderato nel contesto di incertezza provocato dalla tassa". Cancellata anche la visita del presidente di Coca-Cola Enterprises, John Brock, programmata per i 40 anni del sito. Di fatto, il gigante nato a fine Ottocento ad Atlanta sta alla finestra e aspetta di vedere se il Parlamento tramuterà in legge la tassa, presentata nell'ambito del finanziamento della Securitè sociale. "Vogliamo protestare - ha chiarito poi la multinazionale - contro una tassa che sanziona la nostra impresa e mette sotto accusa i nostri prodotti". Essere assimilata ad alcol e tabacco non è proprio andato giù alla Coca-Cola, che conta 3.000 dipendenti in Francia in cinque siti di produzione. La tassa, che dovrebbe entrare in vigore nel 2012 e portare 120 milioni di euro nelle casse dello stato, produrrà l'aumento di un centesimo a lattina della celebre bibita.

"Sono scioccata e scandalizzata - ha detto la deputata UMP della regione colpita dal disarmo della Coca-Cola, Valerie Boyer - è un ricatto. Nulla impedisce a quest'azienda di fare degli sforzi per creare bevande non zuccherate". Per il ministro del Lavoro, Xavier Bertrand, la decisione degli americani è "incomprensibile", anche perchè la stessa Coca-Cola "realizza un quarto delle sue vendite grazie a prodotti senza dolcificanti aggiunti. Se li hanno lanciati, significa che sanno bene che la lotta all'obesità non è un optional".

Per il ministero dell'Economia, si tratta di una decisione "deplorevole in termini economici" ma che "può essere legata all'aumento di un centesimo sulle bevande con zuccheri aggiunti. Che però ha un obiettivo di salute pubblica e non mette in pericolo nessuna industria".

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