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Anche i poteri forti si schierano contro il Front National di Marine Le Pen. Pierre Gattaz, presidente della confindustria francese, dice di fare attenzione: una vittoria della Dama Nera nelle regionali del 6 e 13 dicembre avrebbe un devastante impatto sull'economia.

"Se applicato, il programma economico di Marine Le Pen riporterebbe il Paese decenni indietro", avverte il n.1 del Medef, aggiungendo che quello presentato dal Fronte "non è un programma economico responsabile, non punta all'avvenire né tantomeno alla competitività...Ritorno alla pensione a 60 anni, aumento di tutti gli stipendi con l'innalzamento del salario minimo a 200 euro, ritorno al franco, aumento delle tasse sull'import".

È "esattamente il contrario di ciò che va fatto per rilanciare la crescita economica. L'economia ha bisogno di pragmatismo, di lucidità". Quanto alle frontiere "non possiamo chiuderle. Il mondo attende la Francia e non è rinchiudendoci in noi stessi che avremo successo. Qui si tratta di non confondere i problemi legati alla sicurezza con quelli economici".

E però, a quasi venti giorni dagli attentati di venerdì 13 novembre gli elettori sotto shock nutrono solo tre grandi preoccupazioni: sicurezza, sicurezza e sicurezza. Trasporti, scuola, imposte locali: tutti i temi tipici dello scrutinio regionale sono stati spazzati via dallo tsunami jihadista. Ed è proprio la paura a rafforzare le posizioni lepeniste.

Il partito anti-euro, anti-immigrati e tradizionalmente anti-Islam (anche se da poco impegnato in una vasta operazione di maquillage politico per conquistare l'elettorato delle banlieue multietniche) è in netta progressione. Addirittura la candidata 'Marine' - ormai in Francia la chiamano tutti così, un vero capolavoro politico, con cui è (quasi) riuscita a far dimenticare uno scomodo cognome - vola al "40% delle preferenze" nel seggio di Picardie/Nord-Pas-de-Calais dove corre da capolista.

Lontani dietro, precisa uno studio realizzato dall'istituto OpinionWay per Valeurs Actuelles, il candidato Xavier Bertrand (Les Republicains, al 26%) e il socialista Pierre de Saintignon, inchiodato al 20%.

Nell'eventuale ballottaggio Fn-Ps l'eurodeputata che ha rotto col padre Jean-Marie noto per le sue sparate razziste e antisemite si aggiudicherebbe una comodissima vittoria (54%-46%). Stessa musica a sud, nella regione Paca (Provence-Alpes-Cote d'Azur), dove in gara c'è l'agguerrita nipotina Marion-Marechal stimata intorno al 40% nel primo turno. Dietro di dieci punti il neogollista Christian Estrosi.

Mentre per la gauche è profondo rosso, 16%. In casa socialista c'è però una buona notizia. Hollande non è più il presidente più impopolare della storia della Quinta repubblica. Non succedeva dall'ottobre 2012.

Secondo l'ultimo studio Tns Sofres-Figaro Magazine, nella Francia post-attentati guadagna 20 punti di gradimento e in casa socialista molti sperano che questo possa contribuire a limitare i danni nel voto di dicembre, l'ultimo prima della corsa all'Eliseo del 2017.

Intanto, contro Le Pen è ripartito alla carica Manuel Valls. "Il Fronte non ama la Francia", ha avvertito il premier, invocando la mobilitazione contro il partito che "inganna i francesi" ed è "una minaccia economica". Per lui, nonostante il boom nei sondaggi, Le Pen "arretrerà", a condizione che "tutti i francesi" si rechino alle urne. Ieri a schierarsi apertamente contro la leader del Fronte ci ha pensato anche la Voix du Nord, il popolare quotidiano del Nord Pas-de-Calais.

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SDA-ATS