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L'ex primo ministro Manuel Valls in procinto di votare.

KEYSTONE/EPA/ETIENNE LAURENT

(sda-ats)

Sinistra francese in pieno caos: mentre Benoit Hamon e Manuel Valls cominciano una sfida fra progetti incompatibili, destinata a far implodere il partito socialista (Ps), i conti delle schede delle primarie non tornano.

Percentuali sballate, totale dei votanti che misteriosamente viene corretto in piena notte. E un'affluenza (1,6 milioni) poco più di un terzo di quella totalizzata dalla destra a novembre.

Dopo il quinquennio di François Hollande, finito ai minimi storici della popolarità, disoccupazione e ripresa che non hanno invertito le curve negative, neppure le primarie vanno per il verso giusto.

Hamon (in testa ieri sera con il 36,35%) e il suo avversario al ballottaggio di domenica prossima Valls (31,11%) hanno due progetti talmente incompatibili fra loro che una ricomposizione nel partito a partire dal lunedì dopo appare impossibile. Il Ps, tra una maggioranza che vuole il reddito di cittadinanza - pilastro del programma di Hamon - e una che è contraria "filosoficamente" e lo giudica "irrealizzabile", è destinato a implodere.

Non solo: Hamon è contro la regola del deficit sotto il 3% del Pil, Valls si vanta degli sforzi del suo governo per ottenerne il rispetto; Hamon vuole abrogare la riforma del lavoro varata dal governo socialista, fiore all'occhiello di Valls; i due non vanno d'accordo su nulla, neppure sulla durata del mandato presidenziale (Hamon vuole tornare ai 7 anni), né sulla legalizzazione delle droghe leggere (sì per Hamon, no per Valls).

L'ex premier ha aperto già ieri sera le ostilità, segnando il punto di non ritorno: "Adesso comincia una nuova campagna - le sue prime parole - i francesi devono scegliere fra promesse irrealizzabili e una sinistra credibile". Hamon, tranquillo sulla sua 'péniche' eletta a quartier generale, continua ad incassare sostegni, ieri sera quello dello strabattuto Arnaud Montebourg (un bottino del 18%), stamane quello di Martine Aubry e dei suoi seguaci. Per Valls si è ufficialmente pronunciata soltanto la radicale di sinistra Sylvia Pinel, che gli porta però soltanto il suo povero 2%.

Se quella di Valls appare una 'mission impossible', gli occhi sono già puntati al dibattito tv in programma mercoledì sera. È comunque certo che il Ps non riuscirà a rimarginare questa ferita, mai il vincitore potrà guidare un partito che, per metà, è contrario alle sue idee. A meno di non voler ripetere la penosa esperienza dell'attuale maggioranza di gauche, continuamente bersagliata dai 'frondeur', i frondisti interni, dei quali Hamon era uno dei leader.

Non mancava che il caos dei numeri per rendere ancora più difficile il momento socialista: Christophe Borgel, il socialista presidente del comitato organizzatore delle primarie, è stato costretto a correggersi più volte in corsa. Il mistero è tutto nella tabella diffusa attorno a mezzanotte ieri sera, con le percentuali e i voti in dati assoluti, seguita poi da una seconda edizione questa mattina con le stesse percentuali ma con 350'000 voti in più, distribuiti in modo più o meno proporzionale fra i 7 candidati.

"È stato un bug", è stata la versione ufficiale di Borgel per spiegare l'inspiegabile fenomeno che andava contro tutte le leggi dell'aritmetica. Nella serata di oggi, lo stesso Borgel è passato all'errore umano, parlando di una persona che assicurava la copertura notturna al partito e che avrebbe messo sul sito le nuove cifre assolute senza curarsi di modificare le percentuali. In mezzo a questo caos, l'affluenza data ieri sera a quasi 2 milioni, è tornata a 1,4, quindi a 1,6. E ancora questa sera, il totale è ignoto, si parla - 24 ore dopo la chiusura delle urne - del 95% dei seggi.

"Il declino del Ps - ha sentenziato Jean-Luc Mélenchon, sinistra comunista e alternativa, fuori dalle primarie - è irreversibile".

SDA-ATS

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