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Brutta sorpresa per le imprese romande che assumono frontalieri francesi: una direttiva europea entrata in vigore nel 2012 le obbliga, in determinati casi, a versare i contributi sociali francesi, molto più elevati rispetto a quelli svizzeri.

Visto che la norma è retroattiva alcune imprese si sono viste recapitare richieste di ingenti versamenti allo Stato francese, come riporta un articolo pubblicato oggi sul quotidiano "Le Temps".

La normativa riguarda i dipendenti di imprese svizzere domiciliati all'estero che ricevono indennità di disoccupazione o che svolgono un'attività a tempo parziale nel loro paese, anche tramite telelavoro. È il caso ad esempio di frontalieri che alternano periodi di lavoro e di disoccupazione, o che lavorano a tempo parziale nei due paesi contemporaneamente o in alternanza. "Le agenzie interinali sono le più colpite", ha dichiarato al quotidiano romando Nathalie Subilia, specialista del diritto del lavoro, citando il caso di una di esse a cui Parigi reclama 70'000 franchi di arretrati.

In Svizzera i contributi sociali a carico del datore di lavoro rappresentano il 15% del salario lordo, in Francia il 47%. La "caccia" alle imprese svizzere che assumo frontalieri francesi da parte delle autorità francesi è iniziata in estate, ma da ottobre si moltiplicano i casi di imprese ginevrine che ricevono la richiesta di versare i contributi sociali in Francia. In caso di rifiuto vengono affiliate unilateralmente alla cassa di compensazione francese con effetto retroattivo all'inizio del contratto di lavoro.

"A nostra conoscenza la Francia ha iniziato a controllare le imprese dell'arco lemanico, ma altri cantoni potrebbero essere penalizzati", ha aggiunto Subila. E anche le autorità dei paesi limitrofi, Italia, Germania e Austria potrebbero iniziare a fare pressione sulle imprese svizzere per applicare la direttiva.

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SDA-ATS