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Resti di indigeni precolombiani trovati a Chapultepec, in Messico

Keystone/EPA/MARIO GUZMAN

(sda-ats)

A sterminare gli aztechi nel XVI secolo potrebbe essere stata la salmonella portata dall'Europa dai soldati spagnoli agli ordini di Hernan Cortes.

A suggerirlo sono le analisi sul Dna di alcune delle vittime, fatte sotto la guida di Johannes Krause dell'Istituto Max Planck di Jena, in Germania, e pubblicate su bioRxiv.

Quando i primi 'conquistadores' sbarcarono in Messico nel 1519 si stima che la regione fosse popolata all'incirca da 25 milioni di persone, ma appena un secolo dopo il numero crollò a poco più di 1 milione. E' risaputo che la principale causa di questo crollo demografico non fu semplicemente la guerra con gli europei ma in larghissima parte l'arrivo di malattie che ancora non esistevano nel nuovo mondo.

Tuttavia si sa poco su quali fossero le cause di queste epidemie. Molti propendevano per il morbillo, vaiolo oppure tifo, ma analizzando il Dna di 29 aztechi deceduti tra 1545 e il 1550, i ricercatori tedeschi hanno individuato la presenza della salmonella.

La malattia ha oggi un tasso di mortalità piuttosto basso, ma secondo i ricercatori all'epoca il batterio rappresentò una 'novità' per il sistema immunitario dei nativi che ne furono facili vittime.

SDA-ATS

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