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Un momento della cerimonia

KEYSTONE/EPA AP POOL/KOJI SASAHARA / POOL

(sda-ats)

Un minuto di silenzio, commozione, lacrime e una cerimonia di commemorazione ufficiale a Tokyo hanno ricordato oggi il sesto anniversario del disastro nucleare di Fukushima, onorando le oltre 18mila vittime del terremoto, dello tsunami e della radioattività.

Alle 14:46 in punto, le 7:46 in Svizzera, le sirene hanno suonato lungo la costa del Tohoku, a nord ovest del Paese, per rievocare uno dei terremoti più devastanti della storia in Giappone, accompagnato da uno tsunami di proporzioni disastrose che ha innescato la peggiore crisi nucleare dai tempi di Cernobyl.

La cerimonia organizzata dal governo nel Teatro Nazionale di Tokyo ha visto la partecipazione del principe Akishino, della principessa Kiko, del premier Shinzo Abe e di alcuni dei sopravvissuti che hanno perso famigliari nell'incidente.

Secondo i dati della polizia nazionale, risultano 15.893 vittime in 12 prefetture e 2.533 dispersi nella 'contabilità' di sei regioni. L'agenzia per la Ricostruzione, inoltre, ha reso noto che almeno 2.523 persone sono decedute in 10 prefetture a causa di problemi di salute dovuti al disastro.

A distanza di 6 anni sono oltre 123mila le persone che ancora non possono tornare nei loro paesi nelle tre prefetture maggiormente colpite dal disastro, Fukushima, Iwate e Miyagi. Sei anni fa erano stati 470mila i residenti che avevano dovuto abbandonare l'area in seguito alla crisi nucleare, dopo il danneggiamento dei tre reattori della centrale atomica di Fukushima Daichi.

"Vorrei promettere solennemente che il governo farà ogni sforzo per costruire una nazione forte e in grado di resistere nel miglior modo possibile ai disastri naturali", ha dichiarato il premier Abe, ribadendo l'impegno dell'esecutivo ad accelerare il processo di ricostruzione e a continuare a sostenere le comunità locali.

Nella sola prefettura di Fukushima, la terza più estesa dell'arcipelago, quasi 40mila persone rimangono ancora lontane dalle loro abitazioni a causa della radioattività mentre vanno avanti i lavori di smantellamento e messa in sicurezza dell'impianto, un'operazione che comunque non potrà terminare prima di 40 anni.

Malgrado ciò e malgrado la contrarietà della popolazione, il governo conservatore e le imprese puntano però a riavviare le centrali atomiche spente all'indomani della catastrofe del 2011, battendo la grancassa delle enormi spese cui il Giappone è costretto per approvvigionarsi delle risorse naturali di cui è sprovvisto. Prima della catastrofe l'atomo generava il 30% dell'intero fabbisogno energetico del Giappone; attualmente solo 3 dei 45 reattori nucleari del Paese sono in funzione. Nell'ultimo sondaggio del quotidiano Asahi Shinbun solo il 29% degli intervistati si è dichiarato favorevole alla riapertura delle centrali, una percentuale che tuttavia potrebbe rivelarsi più influente della maggioranza dei giapponesi contrari a correre nuovi rischi nucleari.

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SDA-ATS