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G20: Parigi cerca intesa squilibri ma trova muraglia cinese

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 febbraio 2011 - 20:31
(Keystone-ATS)

Un grande accordo del G20 per affrontare gli squilibri globali tenendo d'occhio quattro campanelli d'allarme: saldo commerciale, debito pubblico e privato, tasso di cambio e riserve in valuta estera. La presidenza francese del G20 - mentre il presidente Nicolas Sarkozy rilancia la proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie - deve però fare i conti con l'opposizione di alcune 'pesanti' economie emergenti. Tanto che la fissazione dei quattro indicatori, caposaldo per evitare nuove crisi finanziarie fissando almeno un insieme di parametri-base (e rinunciando a quantificarli), sembra lontana dall'intesa.

"Crediamo non sia giusto utilizzare il tasso di cambio effettivo e le riserve", ha detto stamani il ministro delle finanze cinese Xie Xuren dopo un incontro con i suoi colleghi di Russia, India e Brasile, il gruppo dei 'Bric' che ora includerà anche il Sud Africa. "I mercati emergenti, per gestire crisi finanziarie e shock economici, hanno bisogno di mettere da parte riserve". Un'ipoteca su uno dei punti-chiave emersi dalle prime bozze del G20, anche se fonti qualificate riferiscono che "c'è spazio di manovra" per un accordo una volta che a sedersi al tavolo saranno i ministri delle Finanze.

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