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Si profila una nuova guerra del gas tra Mosca e Kiev, con l'incubo di una chiusura dei rubinetti che portano il metano russo in Europa. La compagnia energetica statale ucraina Naftogaz non ne vuole sapere di pagare a Gazprom i 5,2 miliardi di risarcimento che le sono stati chiesti per aver importato l'anno scorso meno metano di quanto concordato e si dice pronta a ricorrere all'arbitrato internazionale.

A non andare giù al governo ucraino sono i 400 dollari per mille metri cubi che deve pagare a Mosca per il gas, un prezzo che Kiev ritiene "iniquo", e così, per risparmiare qualcosa, l'anno scorso ha ridotto le importazioni di metano dalla Russia del 26,5% acquistandone in totale 32,9 miliardi di metri cubi e pagando 13,5 miliardi di dollari.

La Naftogaz - in particolare - ha acquistato da Gazprom 24,9 miliardi di metri cubi di metano, mentre i restanti otto sono stati importati dalla Ostchem Holding dell'oligarca Dmitri Firtash. Secondo il gigante russo del gas Gazprom, però, questa quantità è inferiore a quella minima fissata dal contratto del 2009, 42 miliardi di metri cubi; gli ucraini invece sostengono che, sempre stando allo stesso accordo 'take or pay', possono ridurre l'import di gas dalla Russia fino a 33 miliardi di metri cubi.

Il pomo della discordia è quindi il contratto decennale per il metano siglato nel 2009, che ha fatto schizzare il prezzo del gas sopra i 400 dollari per mille metri cubi. Si tratta dello stesso accordo per il quale l'allora premier ucraina, Iulia Timoshenko, è finita dietro le sbarre: condannata a sette anni in un controverso processo che USA e UE ritengono politicizzato.

Intanto alcuni esperti sostengono che per ripicca Mosca potrebbe interrompere i rifornimenti di metano a Kiev e quindi, indirettamente, all'Europa. Sarebbe un copione già visto durante le guerre fredde del gas tra Ucraina e Russia del 2006 e del 2009 (quest'ultima interrotta proprio dal contratto che ora Kiev ripudia).

Il contesto però adesso è un po' diverso. Fino a poco tempo fa, dall'Ucraina transitava l'80% del gas russo diretto in Europa, ma Kiev ora rischia di perdere il suo ruolo strategico. Un mese e mezzo fa sono infatti iniziati i lavori preliminari per la costruzione di South Stream, un gasdotto che porterà il gas russo in Europa attraversando il Mar Nero, dal novembre del 2011, inoltre, è entrato in funzione il Nord Stream, un gasdotto che fa arrivare il gas russo in Germania attraverso il Mar Baltico.

Kiev, intanto, sta cercando di ridurre la propria dipendenza energetica da Mosca, e quattro giorni fa ha siglato un contratto da 7,4 miliardi con la Shell per lo sfruttamento dei giacimenti di gas scisto presenti nel suo territorio.

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SDA-ATS