Le autorità serbe hanno autorizzato per ora il Gay Pride in programma a Belgrado domenica prossima, riservandosi tuttavia il diritto di vietare la manifestazione all'ultimo momento se nelle prossime ore dovesse mutare la situazione e dovessero emergere pericoli alla sicurezza dei cittadini. Lo ha detto il ministro dell'interno Nebojsa Stefanovic al termine di una riunione degli organi di polizia e intelligence preposti alla sicurezza.

Negli ultimi giorni gruppi dell'estrema destra omofoba e ultranazionalista hanno annunciato di voler impedire in tutti i modi il Gay Pride, convocando contro-raduni a Belgrado e facendo temere atti di violenza. Anche la Chiesa ortodossa, a cominciare dal patriarca serbo Irinej, ha preso decisamente posizione contro il raduno omosessuale, parlando di sfilata 'vergognosa' e 'immorale'.

A favore invece gran parte dei componenti del governo e tutte le istituzioni internazionali rappresentate nel Paese, dalla Ue all'Osce.

La Serbia, che lo scorso gennaio ha avviato il negoziato di adesione alla Ue, è sotto osservazione per l'applicazione delle riforme e per il rispetto dei diritti umani e delle minoranze, compreso quello della popolazione omosessuale, che in Serbia e nel resto dei Balcani non ha vita facile per via di società ispirate a principi molto tradizionalisti e conservatori.

Negli ultimi tre anni il Gay Pride di Belgrado è stato vietato per motivi di sicurezza, dopo i gravi disordini registratisi nell'ottobre 2010, quando il corteo di gay e lesbiche sfociò in violenti scontri fra polizia e estremisti di destra, con un bilancio di centinaia fra arresti e feriti.

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