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Israele ha respinto stasera la proposta del segretario di Stato Usa John Kerry per un cessate il fuoco a Gaza chiedendo miglioramenti prima che possa essere raggiunta ogni intesa. "L'offerta di Kerry mette in risalto i vantaggi che Hamas sta cercando più che dare priorità alle nostre domande di sicurezza. Era inaccettabile", è stato il commento israeliano trapelato su Haaretz.

La decisione di respingere il piano - presa secondo quanto sembra all'unanimità dal gabinetto di sicurezza convocato dal premier Benyamin Netanyahu - è stata dettata dall'insoddisfazione per il contenuto della proposta stessa su alcuni punti. Per questo il Gabinetto di sicurezza - dopo una riunione durata ore - ha deciso di continuare il lavoro su come incrementare quelle stesse linee "a favore di Israele".

Il punto di contrasto - secondo la tv di Stato israeliana - sarebbe che lo Stato ebraico intende restare nella Striscia e continuare a distruggere i tunnel usati da Hamas per entrare in territorio israeliano. Kerry ha provato, insieme al segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon e all'Egitto, a tirare le fila di un lavoro diplomatico complesso, che ha oggi visto anche il ministro degli Esteri turco Ahmed Davutoglu andare in Qatar, dove c'è il leader di Hamas Khaled Meeshal, per favorire la tregua tra Israele e la fazione islamica di Gaza.

Le proposte avanzate alle parti da Kerry - secondo quanto confermato in serata dallo stesso capo della diplomazia Usa in una conferenza stampa al Cairo con Ban - prevedevano come primo passo una tregua umanitaria temporanea, da domani, o al massimo da domenica, di una settimana. Durante questo lasso di tempo, le parti, grazie alla mediazione internazionale, avrebbero cominciato a negoziare su punti di sicurezza, economici e politici per un accordo duraturo.

Tra i punti - che avrebbero contato sull'attiva partecipazione dell'Autorità nazionale palestinese - era previsto che durante la tregua le forze israeliane non avrebbero lasciato del tutto la Striscia, ma questo era anche uno dei temi più contestati da parte palestinese. Punto che evidentemente, almeno a giudicare dalla risposta di Israele di stasera, non sarebbe poi passato nella parte conclusiva della possibile intesa.

Sempre secondo le anticipazioni dei media, gli Usa, il segretario generale dell'Onu e l'Unione Europea si sarebbero fatti garanti con entrambe le parti che i negoziati al Cairo avrebbero riguardato temi come la demilitarizzazione della Striscia ma anche la fine del blocco e la ricostruzione dei danni subiti da Gaza durante le operazioni e altri temi economici.

Quello che appare al momento un passo falso della diplomazia fa da contorno ad una situazione pesantissima nella Striscia, anche se oggi i combattimenti, alla vigilia della fine del Ramadan e dell'arrivo della 'Notte del destino', sono apparsi meno intensi di quelli dei giorni precedenti.

Per fonti palestinesi, il bilancio complessivo è di circa 823 morti (compresi, secondo l'ong Oxfam, 170 bambini) e più di 5200 feriti. In Israele - dove sono continuati a piovere i razzi verso il centro e il sud del Paese, inclusa la zona di Tel Aviv - si contano 35 morti tra i soldati, compreso il militare dato per disperso a Sajaya (Gaza) il 20 luglio scorso. Oggi è stato ufficialmente dichiarato "ucciso in combattimento", ma il suo luogo di sepoltura è ancora ignoto.

Hamas aveva rivendicato di averlo rapito. La situazione, al 18esimo giorno di conflitto, si è incendiata anche in Cisgiordania, dove in un'atmosfera di ritorno di Intifada cinque palestinesi sono rimasti uccisi nel corso di manifestazioni di solidarietà con la popolazione della Striscia e contro l'esercito israeliano. Tensione altissima anche nella città vecchia di Gerusalemme, presso la Spianata delle Moschee, dove ieri è stata bruciata una stazione di polizia e dove oggi i fedeli musulmani hanno forzato il blocco della polizia israeliana che impediva l'ingresso ai più giovani di 50 anni.

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SDA-ATS