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Sono febbrili le trattative al Cairo tra palestinesi e israeliani mediate dall'Egitto nel tentativo di continuare a far tacere le armi a Gaza. E l'agenzia Maan accredita come imminente almeno l'intesa per una proroga della tregua.

Le due delegazioni hanno ripreso ieri i colloqui indiretti e macinato 15 ore di discussioni in due giorni. Ma resta ancora difficile capire se la trattativa possa portare a quella soluzione "duratura" su cui Il Cairo punta. Mentre il premier israeliano Benyamin Netanyahu avverte che l'esercito con la stella di Davide tornerà a colpire duramente se riprenderà il lancio di razzi dalla Striscia.

Intanto il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen è volato a Doha per incontrare il grande assente al tavolo negoziale, il leader di Hamas Khaled Meshal. Secondo alcuni osservatori, si tratta d'una missione per provare ad ammorbidire le posizione del movimento al potere de facto nella Striscia, e svincolare al contempo la trattativa dal gioco più ampio del confronto regionale tra Egitto, Qatar e Arabia Saudita.

Quel che è certo è che la doppia tregua di questi ultimi giorni ha sostanzialmente tenuto, al di là di qualche sporadica e contenuta fiammata di guerra. Una ripresa del conflitto, che ha causato oltre 2.000 morti tra i palestinesi secondo fonti di Gaza - quasi 500 i bambini - e 67 sul fronte israeliano (inclusi cinque militari uccisi da fuoco amico, ammette oggi l'esercito), rischia di aggravare l'emergenza umanitaria nella Striscia e infiammare ancor di più il Medio Oriente e il mondo arabo, scosso in queste ore dall'avanzata jihadista in Iraq e Libia.

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SDA-ATS