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Gaza: tutto pronto al Cairo per la ripresa dei negoziati

È tutto pronto al Cairo per la ripresa dei negoziati indiretti su Gaza fra israeliani e palestinesi mediati dall'Egitto. La tregua di cinque giorni decisa dalle parti mercoledì si avvia a scadere e dopo una ridda di consultazioni interne le prossime ore si annunciano cruciali.

Sul tavolo, a quanto si è appreso nei giorni scorsi, una intesa di ampio profilo per un cessate il fuoco duraturo. Il capo delegazione palestinese, Azzam al-Ahmad, ha espresso il proprio ottimismo, ma esponenti dell'Olp, di Hamas e della Jihad sono tornati oggi ad alzare l'asticella per una possibile intesa.

L'eventualità di una parziale attenuazione dell'embargo su Gaza - con l'Ue che si è detta disposta a monitorare l'apertura permanente del valico egiziano di Rafah, uno dei punti della possibile intesa - che sembrava essere uno dei pochi punti su cui era stato raggiunto un accordo, non accontenta più molte fazioni palestinesi, che hanno ammonito di volere la fine totale dell'embargo, con una completa libertà di movimento per i palestinesi di Gaza.

È probabile che si tratti di nuove schermaglie politiche, volte a garantirsi consensi interni e ad alzare la posta in gioco, ma con la spada di Damocle della tregua in scadenza, che anche oggi ha sostanzialmente tenuto.

Intanto, resta escluso dal tavolo il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, che secondo i media avrebbe fatto il punto sulla situazione con al-Ahamad nell'esilio di Doha. La sua presenza al Cairo non sarebbe gradita, insistono i media. Il fronte israeliano è silente, con i media che rilanciano le affermazioni di questo o quel rappresentante palestinese.

Il premier Benyamin Netanhayu deve fare i conti con le critiche interne, le accuse della stampa di aver adottato un "atteggiamento supino" verso Hamas, e la nuova fase di 'raffreddamentò dei rapporti con Washington, che ha bloccato la fornitura di missili Hellfire.

Quel che appare certo è che nelle prossime 48 ore è improbabile che si arrivi al disarmo di Hamas - la richiesta numero uno di Israele - o alla fine totale dell'embargo - in cima alle aspirazioni dei palestinesi.

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