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GB: a sorpresa Hague lascia, "finisco come ho cominciato"

"Voglio finire come ho cominciato", in parlamento e tra gli elettori. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, lascia il governo. Nella sorpresa di molti si dimette, per restare in parlamento in quanto leader della camera dei Comuni, ma solo fino alle elezioni del maggio 2015. Poi saluterà la politica e tornerà a scrivere libri, di storia principalmente.

Così non se lo aspettava nessuno il cambiamento preannunciato dal premier David Cameron da ore barricato a Downing Street per limare la nuova squadra che uscirà dal rimpasto voluto per lavorare sull'immagine del partito in vista dell'appuntamento con le urne. Indiscrezioni e voci indicavano cambiamenti in lungo e in largo, ma non per i dicasteri principali. E invece è già tarda sera quando si apprende della fuoriuscita di Hague, comunicata via Twitter, che crea nuovi spazi e caselle forse utili alla fine al premier per completare il mosaico del rinnovamento cui stava lavorando, aprendo a giovani (o più giovani) e a donne.

Si parla intanto di un passaggio per Philip Hammond dalla Difesa al Foreign Office. Mentre dai primi commenti c'è chi giurerebbe che Hague "non l'ha mandato via nessuno", che è stata una sua scelta. Sta di fatto però che per il 53enne conservatore, già leader del partito, avvicinatosi ai Tory a soli 16 anni con un discorso al congresso del partito in cui diceva, qualcuno sintetizza oggi, qualcosa tipo "io sono il futuro", fino a raggiungerne i vertici, un altro posto di alto profilo non c'è. Come non c'è un posto da primo ministro vacante, non da leader del partito e il commissario Ue Hague non intende farlo (sempre secondo indiscrezioni dopo che anche in questa direzione si erano cercate ipotesi di 'collocamento').

Così se le dimissioni di Kenneth Clarke, il veterano 74enne che le ha annunciate nel pomeriggio, il 'vecchio leone' che è stato in tutti i governi conservatori dal '72, restano simboliche del rinnovamento cui Cameron guarda nella speranza di avere più chances alle urne nel 2015, quelle di Hague sono il primo tangibile effetto del 'sacrificio' di un'intera (o quasi) generazione di 'uomini di mezza età' a favore del 'nuovo' e delle donne. O almeno è quello che trapela in attesa della lista completa, mentre già non manca chi denuncia come ad essere 'sacrificato' sia il merito a favore delle 'quote rosa'.

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