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Ancora tegole su ciò che resta delle acciaierie britanniche: il gruppo indianoTata ha annunciato 1.050 nuovi esuberi negli stabilimenti che controlla nel Regno Unito indicando come causa la pesante concorrenza al ribasso dell'acciaio di produzione cinese.

I tagli sono previsti in particolare nello storico impianto di Port Talbot, in Galles, dove i licenziamenti saranno 750. Karl Koehler, chief executive di Tata Steel in Europa, ha parlato di misure "dure, ma cruciali" di fronte a uno scenario segnato dal calo dei prezzi sul mercato europeo in conseguenza dell'afflusso, anche nell'area Ue, di "importazioni a basso costo, in particolare dalla Cina".

Contro quella che viene indicata come la concorrenza sleale di Pechino, puntano il dito pure sindacalisti ed esponenti politici. Mentre le autorità locali gallesi invocano un intervento urgente del governo di Londra e dell'Unione Europea per rispondere alla sfida cinese e garantire un futuro alla produzione superstite dell'acciaio nel vecchio continente.

Port Talbot, stabilimento simbolo di quello che fu un settore fiorente dell'economia britannica e struttura scampata alla deindustrializzazione che - in ambito minerario e non solo - ha colpito il Galles come altre regioni del regno negli ultimi decenni, conta tuttora 4000 addetti. Ma secondo dati aziendali perde oggi un milione di sterline al giorno.

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SDA-ATS