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Regime di massima allerta negli aeroporti, ma anche nelle centrali nucleari del Regno Unito, dove si temono possibili attacchi terroristici.

KEYSTONE/EPA/ANDY RAIN

(sda-ats)

Regime di massima allerta negli aeroporti, ma anche nelle centrali nucleari del Regno Unito.

L'ultimo incubo suggerito da servizi segreti e governanti sulle due sponde dell'oceano ha le fattezze d'una minaccia terroristica tecnologicamente avanzata, capace di aggirare gli attuali controlli di sicurezza agli imbarchi dei voli e, chissà, anche le difese elettroniche degli impianti atomici.

L'allarme è stato ulteriormente innalzato nelle ultime ore in tutti i principali scali britannici, scrive il Sunday Telegraph, sulla scia dei timori - messi in circolazione per primi dagli 007 americani - che gruppi come l'Isis abbiano già sviluppato sistemi per imbottire di esplosivo laptop, tablet o telefoni cellulari in grado di sfuggire pure agli screening più aggiornati.

Si tratta d'un avvertimento con effetto immediato nel regno, stando a quanto svelato da fonti dell'intelligence locale, pronta secondo costume a raccogliere senza esitazioni le indicazioni Usa. E che va ad aggiungersi alle misure restrittive appena imposte da Londra - sulle orme del bando ordinato dal presidente Donald Trump - per vietare l'imbarco di computer portatili e strumenti tecnologici vari sui velivoli in arrivo anche sull'isola da otto Paesi a maggioranza islamica.

Il Telegraph dà credito agli spettri proiettati da Washington e cita le parole di Manny Gomez, ex agente speciale dell'Fbi: "Abbiamo avuto le scarpe bomba, i cartridge bomba, ora siamo a un nuovo livello e dobbiamo reagire se vogliamo restare diversi passi davanti a loro". 'Loro', i nemici, non sono del resto solo i jihadisti dell'Isis e non hanno nel mirino solo gli aeroporti, rincara il giornale britannico.

Un'altra frontiera del pericolo, potenziale o concreto che sia, è rappresentato dalla centrali atomiche, considerate a rischio di attacchi da parte di "terroristi, spie straniere o hacker" che potrebbero approfittare delle "vulnerabilità" delle reti di protezione virtuali per penetrare i sistemi di controllo elettronici. In questo caso, l'allarme viene da Jesse Norman, sottosegretario all'Energia nel governo May, secondo cui è vitale "adattarsi all'evoluzione delle cyber minacce".

Per Norman non si tratta peraltro solo di un'allerta momentanea, ma di un modo per giustificare il mega finanziamento pubblico da quasi 2 miliardi di sterline per gli apparati di sorveglianza (e il business collegato) nel quadro di un progetto di "trasformazione della cyber sicurezza del Paese" dal quale non sono esclusi poteri di controllo e spionaggio ancor più estesi, che non mancano di far discutere.

Malcolm Chalmers, del Royal United Services Institute, un think tank che si occupa di difesa e sicurezza (e che dai quei fondi può magari attingere in consulenze), non ha invece dubbi di sorta: "È importante - dice - che il governo possa rispondere rapidamente alle minacce più avanzate. Ed è cruciale una chiara cooperazione del settore privato, soprattutto in aree come quelle degli aeroporti che sono ormai, di solito, in mani private".

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SDA-ATS