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Gb: boom di biocombustibili da Africa, ma è SOS per alimenti

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 giugno 2011 - 18:37
(Keystone-ATS)

La Gran Bretagna, seguita dall'Italia, è al primo posto nella classifica delle nazioni che hanno acquistato terra in Africa da destinare alla coltivazione di biocombustibili.

Lo rivela oggi un'inchiesta del Guardian che svela come 11 società britanniche abbiano comprato un totale di 32 milioni di ettari di terreni le cui piante saranno utilizzate per la produzione di biodiesel. Si tratta di dati preoccupanti, soprattutto alla luce di una ricerca odierna di Oxfam che mette i biocombustibili nella lista dei fattori dell'aumento dei prezzi degli alimenti.

Secondo l'organizzazione umanitaria, milioni di persone saranno condannate alla fame mentre i prezzi dei cibi più comuni raddoppieranno nei prossimi 20 anni. Le cause, oltre ai biocombustibili - che utilizzano terreni che potrebbero invece essere destinati alla produzione di cibo - sarebbero i cambiamenti climatici, la crescita della popolazione mondiale e le speculazioni dei commercianti. Al momento, il mondo produce abbastanza cibo per sostenere la sua popolazione, ma nonostante ciò, 925 milioni di persone soffrono la fame.

L'inchiesta del Guardian ha scoperto la scala della corsa internazionale ai biocombustibili: 100 progetti di 50 società in oltre 20 Paesi. La compagnia numero uno è la britannica Crest Global Energy, che in Mali, Guinea e Senegal possiede 900.000 ettari di terreni. Il suo direttore, Tom Stuart, ha dichiarato: "È vero che in alcuni casi i biocombustibili non permettono la coltivazione di piante per uso alimentare, ma nei terreni marginali convertiti ad uso agricolo, coltiviamo sia piante alimentari, che da destinare ai biocombustibili.

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