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Le forze della coalizione hanno ampiamente neutralizzato le difese aeree libiche e evitato "in extremis" un massacro a Bengasi. Lo ha detto il primo ministro David Cameron alla Camera dei Comuni.

"Non parliamo di invasione, non parliamo di occupazione", ma di "tutte le misure necessarie per proteggere i civili libici", ha detto Cameron ai Comuni rispondendo a una domanda sull'impiego di truppe di terra. "È necessario, legale e giusto fermare Gheddafi", ha detto. Il primo ministro ha aggiunto che a suo avviso "la Libia ha bisogno di liberarsi di Gheddafi, il nostro compito è porre in atto la risoluzione dell'Onu".

Anche un funzionario della Casa Bianca, Ben Rhodes, parlando a bordo dell'Air Force One, ha affermato che le azioni degli Usa e degli alleati in Libia mirano a proteggere i civili e non hanno come bersaglio il leader Muammar Gheddafi. Ha però sottolineato che "l'azione non mira a mutamenti di regime".

Pure il generale Carter Ham, dell'Usa Africa Command, ha spiegato che la missione non è per fornire aiuto alle forze anti-Gheddafi, ma per "proteggere civili" e che non vi sarà l'impiego di truppe di terra in Libia, né americane né della coalizione. L'area della "no fly zone" avrà un'estensione di mille chilometri, ha aggiunto Ham in un incontro al Pentagono per fare il punto sulla situazione in Libia.

A Bruxelles intanto il Consiglio degli esteri dell'UE è tornato a chiedere a Gheddafi di farsi da parte "immediatamente" e di consentire al suo popolo di realizzare l'aspirazione di "costruire una società democratica".

La Norvegia ha annunciato che sospende la sua partecipazione alle operazioni militari finché non sarà chiarita la questione del comando, mentre oggi pomeriggio anche gli F-16 belgi sono entrati in azione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno dal canto loro sottolineato che il loro ruolo si limita "all'aiuto umanitario".

Intanto, stando all'emittente tv al-Jazira, forze fedeli a Gheddafi hanno bombardato la città occidentale di Zenten per diverse ore. Inviati ellagenzia Ansa sul posto hanno invece constatato che due esplosioni di lieve potenza si sono udite nel pomeriggio a Bengasi. Si tratterebbe, a quanto si apprende, di ordigni artigianali fatti esplodere dai ribelli anti-Gheddafi che presidiano la città.

Il consiglio nazionale libico ha sua volta detto che non negozierà con Gheddafi alla fine della guerra. "Stiamo combattendo una guerra che questo dittatore ci ha imposto", ha detto in una conferenza stampa a Bengasi Abed al-Hafeez Ghoga, membro del consiglio degli insorti.

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SDA-ATS