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È mistero a Londra sull'uccisione di un imam siriano di una moschea fondamentalista. Abdul Hadi Arwani, 48 anni, è stato trovato morto con diverse ferite al petto in un'automobile a Wembley, a nordovest di Londra.

Come nei classici agguati mafiosi, nessuno ha visto né sentito niente. E la polizia, che chiede la collaborazione dei cittadini della zona, brancola nel buio. Anche se c'è chi sospetta che il mandante dell'omicidio possa essere addirittura il regime di Bashar al Assad, che l'imam ha più volte criticato apertamente, dentro e fuori dalla sua moschea.

Non sarebbe il primo caso di dissidente o oppositore ad essere assassinato dai propri nemici in patria nella capitale britannica: basti pensare, ad esempio, ad Aleksandr Livitinenko, l'ex spia russa uccisa con il polonio da suoi ex colleghi del Kgb. Abdul Hadi Arwani, 48 anni e padre di sei figli, predicava nella moschea An Noor di Acton. Un luogo di culto nella periferia nord di Londra piuttosto noto alle forze dell'ordine londinesi perché ospita talvolta oratori fondamentalisti, ma soprattutto perché nel 2013 vi cercò rifugio un uomo sospettato di appartenere ad un'organizzazione terroristica, poi arrestato.

L'imam, trovato chiuso in una berlina ed insanguinato dalle profonde ferite al petto, era nato in Siria ma viveva a Londra da almeno tre anni, e nella capitale britannica era considerato un esperto sui contratti matrimoniali e sui divorzi islamici. La moschea in cui predicava regolarmente aveva saldi legami con la comunità siriana nella capitale britannica. E Arwani si era più volte dimostrato un duro oppositore di Assad. L'uomo aveva, tra l'altro, partecipato attivamente alle manifestazioni contro il regime siriano che si erano tenute davanti all'ambasciata della Siria a Londra, tre anni fa, con duri scontri tra i dimostranti e le forze dell'ordine. Scotland Yard prosegue con cautela le sue indagini, e non esclude nessuna pista. Tuttavia, la possibilità di una "vendetta" da parte di forze vicine ad Assad nei confronti dell'oppositore londinese viene al momento considerata come il movente più credibile per l'omicidio del religioso islamico, che secondo la stampa locale riscuoteva un buon seguito tra i musulmani della sua zona.

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SDA-ATS