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GB-Pakistan: si infiamma scontro diplomatico Londra-Islamabad

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 luglio 2010 - 16:10
(Keystone-ATS)

LONDRA - Si accende tra Londra e Islamabad lo scontro diplomatico in seguito alle parole pronunciate a Bangalore dal premier David Cameron, che ha accusato il Pakistan di "promuovere l'esportazione del terrorismo" in India, in Afghanistan e in altre parti del mondo.
Sulle pagine odierne del "Guardian", l'Alto commissario pachistano in Gran Bretagna, Wajid Shamsul Hasan, ha accusato Cameron di aver danneggiato i rapporti con il suo Paese e messo a rischio la pace nella regione.
"Si sperava che il primo ministro prendesse in considerazione l'enorme ruolo giocato dal Pakistan ed i suoi enormi sacrifici fatti nella guerra al terrore dall'11 settembre", ha scritto Hasan, il quale, facendo riferimento ai recenti documenti fatti circolare da Wikileaks, ha aggiunto: "Sembra che si faccia invece più affidamento a informazioni trapelate dall'intelligence che mancano di prove credibili. Una visita bilaterale mirata a generare affari poteva essere fatta senza danneggiare le prospettive per la pace regionale".
Proteste sono giunte anche dal ministero degli Esteri pachistano, il cui portavoce Abdul Basit ha dichiarato ai microfoni di Bbc Four World at One: "Non è vero che il Pakistan sta facendo finta di niente (riguardo ai gruppi terroristi attivi sul suo suolo, ndr). Credo che il primo ministro si stesse riferendo a quei documenti, il cui contenuto non si può verificare ed è vecchio. Se si inizia a trarre conclusioni da rapporti come quelli, ovviamente ci si distrae".
Intervistato stamane dalla Bbc, Cameron ha tuttavia difeso la sua posizione e ha detto: "Credo che sia importante parlare in maniera franca di certi problemi, per come li si vede. Voglio dire che penso che questo sia ciò che la gente si aspetta dal proprio governo. Ad esser giusti nei confronti del governo pachistano, questo ha fatto grandi passi avanti nel perseguire in Pakistan i militanti e terroristi che minacciano il loro Paese e gli altri. Ma abbiamo bisogno che facciano di più e dovremmo lavorare con loro affinché si faccia di più".

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