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BERLINO - La Stasi, la polizia segreta dell'ex Repubblica democratica tedesca (Rdt), aveva libero accesso agli uffici della polizia dell'allora Germania dell'Ovest. Lo rivela oggi il settimanale Die Zeit, secondo un dossier di 1.693 pagine scoperto dallo stesso giornale.
Gli agenti della Stasi, spiega lo Zeit, riuscivano a entrare non solo negli uffici della polizia, ma anche negli hotel e in appartamenti privati di Berlino Ovest grazie a copie delle chiavi realizzate appositamente per l'organizzazione da un fabbro della città.
Si trattava di un "collaboratore non ufficiale" ('Im') dal nome in codice di 'Im Genua', indica il dossier, che dal 1976 e fino alla caduta del Muro nel 1989 ha fornito all'ex polizia segreta i doppioni delle chiavi in cambio di denaro (veniva pagato in marchi).
In particolare, prosegue il giornale, 'Im Genua' riusciva a copiare anche le 'chiavi di sicurezza speciali' della polizia di Berlino Ovest che davano accesso non solo a molte stazioni di polizia, ma anche ai dispositivi che regolavano il funzionamento dei semafori e ai telefoni sparsi per la città utilizzati dagli agenti per le chiamate di servizio.
Inoltre, il collaboratore, che dopo la riunificazione - nel 1990 - venne scoperto e condannato a 18 mesi di libertà vigilata, aveva copiato anche il passepartout del Savoy, che apriva tutte le porte dell'hotel, incluse quelle dell'ingresso principale, della sala conferenze e degli uffici amministrativi, oltre a quelle di tutte le camere. E questa era una chiave particolarmente importante per la Stasi, scrive il rapporto, perché la polizia segreta riteneva che il Savoy fosse il luogo di incontro dei servizi federali.

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SDA-ATS