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Il Giappone volta pagina in materia di sicurezza: abbandona l'approccio pacifista degli ultimi 70 anni e sposa un approccio più attivo per le sue forze armate fortemente voluto da Shinzo Abe, nonostante le manifestazioni di protesta più imponenti degli ultimi 50 anni.

La Camera Alta ha approvato a notte fonda la contestatissima riforma e, dopo il via libera di luglio della Camera Bassa, trasforma in legge la "svolta" benedetta dagli Usa, nonostante l'ostruzionismo e gli espedienti messi in campo dai cinque partiti di opposizione guidati dai Democratici: dalle mozioni di censura e di sfiducia contro Abe e il ministro della Difesa Gen Nakatani, fino alla preghiera buddhista dal podio degli interventi dell'indipendente Taro Yamamoto.

"Continueremo a spiegare le ragioni delle nuove leggi sulla sicurezza al pubblico", ha commentato a caldo Abe, provato ma visibilmente soddisfatto, aggiungendo, ai microfoni della tv pubblica Nhk, che si tratta di misure "necessarie per la pace".

Consapevole dell'impopolarità delle misure nel paese (i sondaggi parlano di contrari al 45% e favorevoli al 19%), il premier ha motivato da sempre la mossa come la risposta ai mutevoli scenari regionali segnati dalla maggiore presenza militare della Cina nelle rivendicazioni territoriali e marittime (Tokyo ha con Pechino il caso sulla sovranità delle isole Senkaku/Diaoyu) e dalla minaccia nucleare e missilistica della Corea del Nord.

La solida maggioranza Liberaldemocratici-Komeito, cui s'è unito il sostegno di tre piccoli partiti d'opposizione, ha retto all'onda d'urto emotiva e agli appelli di autorevoli giuristi (sull'incostituzionalità dato che l'art. 9 della Carta fondamentale ripudia la guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali, eredità della tragedia bellica e delle bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki), intellettuali come il Nobel per la Letteratura Kenzaburo Oe e migliaia di dimostranti a circondare anche questa notte il parlamento e a manifestare in tutto il Paese.

Le nuove norme - che emendano 10 leggi esistenti in materia - si basano sul cambio interpretativo costituzionale e prevedono l'ampliamento dell'operatività estera delle forze armate in una "atteggiamento più attivo" e al servizio della pace, oltre a promuovere il concetto di legittimità dell'esercizio dell'"autodifesa collettiva", fino al soccorso a Stati Uniti e Paesi alleati sotto attacco, anche se il Giappone non lo fosse.

Gli oppositori hanno anche posto l'accento sul rischio che Tokyo possa cadere in un conflitto sotto una coalizione guidata da Washington. Per il momento Abe ha vinto la sfida: è riuscito a far passare velocemente la riforma e rispettato la promessa fatta agli Usa sul via libera definitivo entro l'estate.

Chiusa questa pagina, per il governo c'è il dossier legge di bilancio per l'esercizio 2016/17: per la Difesa si profila un budget record in rialzo del 2,2% a 5.100 miliardi di yen (quasi 40 miliardi di euro), il quarto aumento annuale sotto il governo Abe che ha invertito il trend di 10 anni di tagli. Nei piani, l'acquisto di 17 elicotteri di sorveglianza, sei caccia F-35, tre droni avanzati e la costruzione di una sottomarino della classe Soryu per la difesa e la sorveglianza delle isole.

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SDA-ATS