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TOKYO - La Cina continua ad acquistare titoli di Stato giapponesi (Jgb), facendo salire il livello di vigilanza del governo di Tokyo, soprattutto in relazione al rafforzamento dello yen.
"Stiamo prestando molta attenzione", ha infatti ammesso il ministro delle Finanze, Yoshihiko Noda, nel corso di un intervento in Parlamento. "Non conosco le vere intenzioni, ma - ha aggiunto - è innaturale che la Cina possa acquistare titoli nipponici mentre al Giappone non è permesso. Ci sono i margini perchè entrambi i governi possano avere discussioni in riferimento a come migliorare la situazione", ha continuato.
Nei primi sette mesi dell'anno, Pechino ha acquistato Jgb per circa 2.300 miliardi di yen (27,6 miliardi di dollari), in base ai dati forniti dallo stesso ministero delle Finanze, con una progressione costante (6,97 miliardi di dollari solo a luglio).
Si tratta nel complesso di cifre record, visto che finora Pechino ha puntato sul dollaro e poi sull'euro, avviando però un parziale smobilizzo. La Cina ha più volte detto che avrebbe operato sui mercati internazionali del debito per diversificare un portafoglio di 2.400 miliardi di dollari di riserve valutarie.
"Non so quali siano i loro veri obiettivi, ma vorremmo chiarirli", ha ribadito Noda.
I suoi commenti, così espliciti, sono giunti proprio mentre lo yen si trova a ridosso dei massimi degli ultimi 15 anni sul dollaro, con il governo di continuo sotto pressione negli sforzi per contrastare l'ascesa, a tratti inarrestabile, della divisa nipponica che, inevitabilmente, colpisce l'export della Corporate Japan.

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SDA-ATS