Il nuovo imperatore giapponese Naruhito ha espresso "profondo rimorso" per i crimini di guerra compiuti dal suo Paese nell'ultimo conflitto mondiale.

"Guardando indietro al lungo periodo di pace del dopoguerra, riflettendo sul nostro passato e avendo nella mente sentimenti di profondo rimorso, spero ardentemente che le devastazioni della guerra non si ripetano mai più", ha detto Naruhito, in occasione del 74esimo anniversario della resa del Giappone.

Mentre il 59enne Naruhito, asceso al Trono del Crisantemo lo scorso maggio, pronunciava le sue parole, il premier Shinzo Abe inviava un'offerta al controverso santuario Yasukuni, da molti contestato come un luogo di commemorazione non solo dei caduti, ma anche dei criminali di guerra giapponesi.

Il premier era comunque presente alla cerimonia al Nippon Budokan Hall, alla quale, oltre all'imperatore e all'imperatrice Masako, hanno partecipato circa cinquemila famigliari dei caduti in guerra giapponesi. Per Naruhito si è trattato della prima apparizione all'evento che si celebra annualmente, per commemorare i 3,1 milioni di giapponesi morti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Abe, che probabilmente non si recherà personalmente al santuario Yasukuni, ha però inviato al memoriale di guerra un ramo di un albero sacro.

Decine di parlamentari conservatori hanno invece preso parte personalmente alle cerimonie che si tengono al santuario, eretto per commemorare i caduti in guerra. Le visite dei leader giapponesi a Yasukuni provocano regolarmente le reazioni polemiche dei Paesi vicini del Giappone, in particolare Cina e Corea del Sud, per i quali le cerimonie nel santuario sono una glorificazione del passato militarista del Giappone. L'ultima visita di Abe a Yasukuni risale al 2013.

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