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Giustizia: Italia, sciopero penalisti, attaccato diritto difesa

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 novembre 2011 - 17:38
(Keystone-ATS)

Da domani in Italia stop ai processi per una settimana: i penalisti scendono in sciopero astenendosi dalle udienze e da ogni attività giudiziaria per cinque giorni per denunciare "la gravità dell'attacco in corso alla funzione difensiva" e per sollecitare al nuovo governo e comunque alla politica una riforma forense che sia rispettosa del fondamentale principio di indipendenza dell'avvocatura oltre che la ripresa del dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia.

Durante la settimana di astensione dalle udienze, l'Ucpi organizzerà due manifestazioni nazionali (il 14 novembre a Verona e il 17 a Roma) mentre le Camere penali territoriali terranno pubbliche assemblee aperte ai cittadini.

Il diritto alla difesa, "uno dei diritti primari della persona sanciti dalla Costituzione", costituisce "un caposaldo dello Stato democratico" , sostiene l'Unione delle Camere Penali, che cita più esempi della sua violazione: dalla ritardata iscrizione nel registro degli indagati, al "frequente e illegale" ascolto delle comunicazioni tra il difensore e il suo assistito.

Ma non solo. "Vi sono stati casi in cui il difensore è stato sollevato dal segreto difensivo, per giunta con abnorme provvedimento del pm, e illegittimamente forzato a riferire quanto appreso" denunciano i penalisti, riferendosi pur senza citarla direttamente, alla vicenda del legale di Gianpaolo Tarantini, Nicola Quaranta; mentre "si moltiplicano le situazioni in cui gli avvocati vengono incriminati per scelte difensive che il pubblico ministero non ritiene in linea con l'interesse dei loro assistiti".

Una situazione che "desta grande preoccupazione", anche perché la classe politica "non ha mostrato alcuna sollecitudine", non spingendo come avrebbe dovuto sulle riforme che meglio garantirebbero la funzione difensiva, a cominciare da quella costituzionale per l'affermazione della terzietà del giudice, che è stata "di fatto abbandonata".

Ma soprattutto l'Unione delle Camere Penali torna a chiedere l'approvazione, "senza alcun ulteriore arretramento che finirebbe per neutralizzarne gli effetti", della riforma forense; riforma le cui indicazioni "vengono radicalmente messe in discussione dalle norme introdotte nella legge di stabilità che lascia intravedere una liberalizzazione selvaggia, una assurda e incostituzionale delegificazione delle norme relative all'ordinamento professionale degli avvocati, e infine la mercificazione della professione forense attraverso l'introduzione di società professionali controllate da soci di capitale non professionisti".

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