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BERNA - La stampa elvetica prende atto con soddisfazione della fine dell'incubo per Max Göldi, ma si interroga sulle conseguenze politiche della vicenda e sulla portata simbolica di quella che viene da più parti ritenuta una umiliazione per la Svizzera. In generale i giornali romandi appaiono più duri nel giudicare l'operato delle autorità, mentre quelli svizzeri tedeschi danno anche qualche buon voto alla diplomazia di Berna e si concentrano sul ruolo avuto dagli alleati europei.
Una terribile lezione di realismo: questo l'insegnamento da trarre dalla vicenda, secondo "Le Temps". Ignorando il pericolo e agendo conformemente alla sua superiorità morale la Svizzera si è infilata in un vicolo cieco. Per aver posto in prima posizione il rispetto di nobili sentimenti Berna ha messo in pericolo i cittadini elvetici: due di loro hanno vissuto un incubo.
Per saldare l'affare la Svizzera ha dovuto subire umiliazioni terribili, quelle cui si deve piegare un piccolo paese che compra la pace da un tiranno più potente di lui: il prezzo della ragion di stato, ritiene "24 heures". Forse al momento dell'incontro con Gheddafi sotto la sua tenda Micheline Calmy-Rey ha ripensato all'avvio di questa vicenda, quando la ministra degli esteri, sorridendo, difendeva insieme al consigliere di stato ginevrino Laurent Moutinot "una certa idea di giustizia": di questa idea rimane alla fine ben poco, afferma il commentatore.
Per "L'Impartial" e "L'Express" anche la Libia ha dovuto però sopportare un costo politico nella vicenda degli ostaggi: ha dimostrato al mondo il volto più cupo della dittatura di Tripoli, quello che Gheddafi cercava in tutti i modi di nascondere.
Secondo la "Tribune de Genève" il grande vincitore della crisi è naturalmente Gheddafi. Calmy-Rey ha ceduto, vi è da chiedersi se ha ceduto troppo. Una sola cosa è certa: ha evitato il fiasco totale di Hans-Rudolf Merz, lanciatosi nell'estate 2009 come uno Zorro senza alcun sostegno, nemmeno quello della ministra degli esteri. Alla fine, inoltre, a passare alla cassa potrebbe essere chiamato il canton Ginevra. "Le Matin" rincara la dose: le autorità ginevrine avrebbero dovuto essere meno ingenue e assumersi le loro responsabilità, senza costringere tutta la Svizzera a umiliarsi.
Anche il "Blick" sottolinea il cambiamento di approccio da Merz a Calmy-Rey: il "piano d'azione" firmato ieri a Tripoli appare a prima vista lontano anni luce dall'accordo-genuflessione sottoscritto dal ministro delle finanze. La liberazione di Göldi ha comunque un prezzo: l'UE presenterà presto la fattura per i suoi buoni uffici.
Per la "Neue Zürcher Zeitung" la solidarietà europea ha svolto un ruolo importante, ma i paesi dell'UE sono sempre stati solo mediatori, mai parte in causa: non hanno mai messo seriamente in pericolo i loro interessi in Libia per la Svizzera. Al contrario: con Tripoli è stato usato lo zuccherino, non la frusta. Comunque la Svizzera è fortunata a trovarsi nel Vecchio Continente. Berna dovrà ricorrere sempre più spesso ad alleanze funzionanti, osserva il "Sankt Galler Tagblatt".
Da parte sua il "Tages-Anzeiger" punta il dito su quello che ritiene il problema di fondo: Gheddafi può fare i suoi giochetti fino a quando gli stati e le imprese faranno di tutto per ottenere contratti in Libia. Sulla stessa lunghezza d'onda anche la "Basler Zeitung": l'insegnamento da trarre è che politica e industria devono rispettare una distanza di sicurezza con lo stato africano.
Le nuove scuse di Calmy-Rey valgono la fine di un tira e molla durato due anni che ha coinvolto destini umani, ritiene la "Berner Zeitung". E anche la "Neue Luzerner Zeitung" si rifiuta di parlare di un trionfo della Libia nel poker che si è giocato. Le scuse della ministra degli esteri per la pubblicazione delle foto sono senza importanza legale in un paese federale: diplomaticamente sono però importanti, dimostrano soprattutto quanto sia essenziale l'onore in un paese musulmano.

SDA-ATS