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Google vuole lottare contro "fake news"

Keystone/AP/MARCIO JOSE SANCHEZ

(sda-ats)

Dopo il "bollino" per le notizie verificate e l'intelligenza artificiale che riconosce commenti violenti e offensivi, Google rafforza la sua lotta alle "fake news" e all'odio online dichiarando guerra a tutti i contenuti di bassa qualità, offensivi o fuorvianti.

Per questo annuncia cambiamenti strutturali all'algoritmo che decide cosa mostrare: darà un peso maggiore all'autorevolezza delle pagine web e terrà sempre più in considerazione le segnalazioni delle persone.

"I nostri algoritmi aiutano a identificare fonti affidabili tra i miliardi e miliardi di pagine del nostro indice", spiega Ben Gomes, vicepresidente di Google Search, ma "lo 0,25% del traffico giornaliero" restituisce comunque risultati "con contenuti offensivi o chiaramente ingannevoli". Per questo la compagnia sottolinea di aver migliorato i metodi di valutazione dell'indicizzazione delle pagine e di aggiornare continuamente i suoi algoritmi.

Si tratta di miglioramenti che mettono al centro l'elemento umano, spiega Gomes, "perché la ricerca è fatta per le persone". L'intelligenza artificiale, insomma, non è una bacchetta magica.

Sono diverse le novità annunciate oggi che vanno in questa direzione. Quella che che coinvolge più direttamente gli utenti riguarda gli strumenti di feedback diretto su due funzioni di Google: il completamento automatico delle ricerche, finito sotto i riflettori per aver dato anche suggerimenti razzisti e sessisti, e gli "snippet", letteralmente "frammenti", che estrapolano dal motore di ricerca brevi informazioni non sempre da siti pertinenti o autorevoli.

A partire da oggi, gli utenti potranno segnalare direttamente i contenuti che compaiono nei suggerimenti di ricerca e negli "snippet" indicando se li reputano violenti, offensivi, sessualmente espliciti, inutili, falsi o inaccurati. Questo nuovo tipo di feedback non avrà conseguenze immediate sui contenuti segnalati, ma servirà a Google per dare informazioni sempre più precise agli algoritmi, in modo da mostrare in futuro sempre meno suggerimenti simili.

Altri cambiamenti riguardano il sistema di posizionamento nel motore di ricerca. Questo tiene conto di centinaia di fattori, ad esempio di quanto è recente il contenuto o del numero di volte in cui il termine di ricerca compare nella pagine.

D'ora in poi, spiega Gomes, su questo bilanciamento peserà di più il fattore dell'autorevolezza della pagina web. Un modo per "far retrocedere contenuti di scarsa qualità" e per evitare "problemi" come quello scoppiato a dicembre scorso sui risultati che negano l'Olocausto.

Quello delle bufale, ma anche dei contenuti violenti, offensivi e d'odio non è un problema solo del motore di ricerca di Google, ma anche dei social network, Facebook in testa.

SDA-ATS

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