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Le guardie svizzere restano tenute al servizio militare in Svizzera.

KEYSTONE/APA/UNBEKANNT

(sda-ats)

Impegnarsi quale guardia svizzera a Roma al servizio del papa non comporta l'esonero dalla tassa militare o dai corsi di ripetizione.

Il Consiglio federale, in risposta al consigliere nazionale Mathias Reynard (PS/VS), rileva che la protezione del pontefice non può essere considerata alla stregua del servizio militare compiuto in Svizzera.

Nel suo postulato, il vallesano proponeva di rivedere la legislazione vigente tenendo conto del fatto che le guardie svizzere godono, per tutto il periodo in cui sono attive a Roma, della doppia nazionalità, elvetica e vaticana.

Nella sua risposta, il governo ricorda che la legge lo autorizza a concludere accordi con altri Stati sul reciproco riconoscimento dell'adempimento dell'obbligo militare da parte di persone con doppia cittadinanza. Tuttavia il caso del Vaticano è particolare.

La cittadinanza vaticana non è ereditaria e non viene assegnata a chi nasce nella città del Vaticano: non vengono applicati i criteri tradizionali per l'ottenimento della cittadinanza (ius soli e ius sanguinis). Essa è legata alla funzione e di regola limitata alla sua durata in Vaticano: al termine del "rapporto di lavoro" perde la sua validità.

Nell'ambito della revisione della legislazione militare e di Esercito XXI il parlamento si è già espresso in materia, respingendo ogni richiesta di modifica del diritto attuale. Le guardie svizzere non vengono dunque categorizzate come particolari militari, ma come tutti i congedati all'estero secondo la legge. I corsi di ripetizione annuali sono rinviati per tutto il periodo in cui questa persona è attiva a Roma. Per i corsi rinviati deve essere versata la tassa; una volta ricuperati c'è il diritto alla restituzione della somma versata.

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SDA-ATS