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Il capo del Dipartimento grigionese dell'educazione, cultura e protezione dell'ambiente, Martin Jäger (PS), ha espresso timori per la pace linguistica nel cantone.

KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER

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Il Governo retico e le associazioni a tutela delle minoranze linguistiche credono che l'iniziativa popolare cantonale per l'insegnamento di una sola lingua straniera nelle scuole elementari metterà a rischio la tranquillità fra le comunità linguistiche.

L'esecutivo prende atto della decisione del Tribunale federale, che ha dichiarato valida la proposta di modifica costituzionale, e teme che il panorama linguistico dei Grigioni attraverserà una fase difficile nei prossimi tempi: così il capo del Dipartimento dell'educazione, cultura e protezione dell'ambiente, Martin Jäger (PS), ha commentato all'ats la sentenza odierna.

Nella seconda metà di quest'anno o nella prima del 2018, continua Jäger, il messaggio relativo alla questione verrà sottoposto al Gran Consiglio.

Deludente la sentenza dei giudici di Losanna per le associazioni che rappresentano le minoranze linguistiche italiana e retoromancia. Johannes Flury, presidente della Lia Rumantscha, si dichiara insoddisfatto. Se l'iniziativa dovesse passare la votazione popolare, commenta all'ats, la sua attuazione sarebbe difficile per il Cantone. "In ogni caso pretenderemo dal Cantone un'attuazione che non comporti alcuna discriminazione per il romancio e l'italiano e vigileremo affinché i Comuni bilingue non vengano messi sotto pressione".

Il segretario generale della Pro Grigioni italiano (Pgi), Giuseppe Falbo, dichiara: "Siamo ovviamente delusi, ci aspettavamo un altro verdetto. Monitoreremo ora il lavoro del Governo e del Gran Consiglio e a livello federale esterneremo le nostre preoccupazioni ai rappresentanti della Confederazione".

"Quello che è più triste - aggiunge Falbo - è constatare che, se l'iniziativa superasse il voto popolare, l'unico Cantone trilingue della Svizzera potrebbe essere uno dei primi a rinunciare all'insegnamento di una lingua cantonale nella scuola elementare".

Proprio la Pgi a giugno 2016 aveva presentato ricorso al Tribunale federale contro la sentenza del Tribunale amministrativo retico, che dichiarò valida l'iniziativa popolare, annullando la precedente decisione del Gran Consiglio che l'aveva, invece, invalidata.

Altrettanto deluso il consigliere nazionale Jacques-André Maire (PS/NE), presidente di "Helvetia Latina". "La sentenza è un brutto segno per minoranze linguistiche in Svizzera", ha detto all'ats, aggiungendo che fa affidamento sui votanti.

La conoscenza delle lingue straniere, in un Paese multilingue quale è la Svizzera, è "una competenza chiave - ha commentato dal canto suo in una nota odierna la consigliera di Stato zurighese Silvia Steiner, presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione - ed è espressione della varietà culturale di cui dovremmo essere orgogliosi".

Il comitato dei promotori dell'iniziativa è invece soddisfatto e afferma, in un comunicato odierno, che "con una coscienziosa attuazione dell'iniziativa, la competenza nelle lingue straniere può comunque essere salvaguardata e migliorata alla fine della scuola obbligatoria".

Il comitato, che a novembre 2013 depositò l'iniziativa presso la cancelleria dello Stato munita di 3709 firme (ne erano necessarie 3000), si dichiara sollevato per il fatto che la controversa vicenda sia giunta alla conclusione dopo anni di dispendio di soldi e tempo. "Finalmente il popolo potrà votare e decidere quante lingue dovranno essere insegnate a scuola".

SDA-ATS

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