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Lo spettro di una Grexit sembra oggi davvero più lontano. Il Bundestag tedesco ha approvato ad ampia maggioranza il terzo pacchetto di aiuti per Atene.

Quindi il salvataggio, che negli ultimi mesi ha dilaniato l'eurozona in un dibattito dai toni oltremodo aspri, è praticamente un fatto.

In serata si aggiungono l'ok del parlamento olandese (sia pur non vincolante sul piano formale) e quello dell'ESM, il fondo che garantirà 86 miliardi di euro alla Grecia nei prossimi tre anni.

La Commissione Ue, infine, firma il Memorandum d'intesa: solidarietà in cambio di condizioni. Quest 'lieto fine' ha però, per i protagonisti della partita, anche il sapore di una sconfitta. Per Alexis Tsipras, che ha di fatto tradito le promesse agli elettori. E per Angela Merkel.

Nonostante la durezza con cui ha lasciato affrontare le trattative con Atene, consentendo che a condurle fosse il falco Wolfgang Schaeuble, la cancelliera non esce affatto illesa dal braccio di ferro con il governo di Syriza: in Parlamento i ribelli nel suo partito sono aumentati, e decisamente oltre le attese. Bild parla ancora una volta di uno "schiaffo" alla donna più potente del mondo. I Verdi evocano il "voto di sfiducia".

In realtà, nel paese nervosissimo per il danno alle tasche dei contribuenti, il Bundestag si è espresso con una chiara, inequivocabile approvazione: a fronte dei 454 deputati che hanno votato a favore, i contrari sono stati 113, e 18 gli astenuti. Ma i numeri che contano, nella politica interna, non sono questi.

Merkel ha potuto contare sul sostegno dei socialdemocratici (alleati ma pur sempre rivali), a parte 4 voti negativi fra cui quello dell'ex ministro delle Finanze Peer Steinbrueck, e dei Verdi.

Nella sua Unione, invece, ben 63 deputati hanno votato contro. Tre si sono astenuti, e 17 non si sono proprio presentati. Un chiaro segnale di insofferenza nei confronti delle concessioni fatte ad Atene.

"Se uno sbatte la testa due volte contro un muro, la terza volta cerca una porta, e questa si chiama Grexit, votate no", ha detto intervenendo nel dibattito Klaus-Peter Willsch, fra i nomi di spicco dei dissidenti della Cdu. Ma proprio chi ha portato a Bruxelles l'opzione di un'uscita temporanea di Atene dall'euro, il ministro Schaeuble che della Grexit si era chiaramente invaghito, ha chiesto oggi ai suoi colleghi parlamentari di approvare il pacchetto di aiuti.

"Sarebbe irresponsabile non usare la chance di un nuovo inizio", ha affermato, sottolineando che la novità stavolta consiste nel fatto che Atene "ha già approvato in parlamento la maggior parte delle misure" richieste dai creditori, e che Tsipras ha dovuto "fare il contrario di quello che aveva promesso".

Riforme e sacrifici che avrebbe voluto evitare al suo popolo erano infatti "inevitabili", ha sentenziato. Schaeuble ha anche chiarito che "la permanenza al tavolo del Fmi per il governo tedesco è imprescindibile", e "irrinunciabile è anche la partecipazione finanziaria".

Inoltre ha ribadito che un alleggerimento del debito greco "è possibile, senza ricorrere a un taglio. Anche se i margini di manovra restano limitati". Salvare Atene è "interesse della Grecia e dell'Europa", ha concluso.

Forte e corale l'applauso dell'assemblea. C'è comunque chi non condivide le modalità di questo salvataggio, anche fra gli amici di Tsipras: "Ho sentito che per caso la tedesca Fraport ha acquistato gli aeroporti greci a un fantastico prezzo da dumping", ha ironizzato il leader della sinistra (Linke) Gregor Gysi, rivolgendosi proprio al delegato alle Finanze. Secondo lui – ed è questa l'idea di moltissimi tedeschi – Atene non potrà farcela "a stare sulle sue gambe" neanche stavolta.

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SDA-ATS