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Grecia: per UBS insolvenza inevitabile, con rinuncia a 70% crediti

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 ottobre 2011 - 15:51
(Keystone-ATS)

Per UBS l'insolvenza dello stato greco è "inevitabile" ed è necessario che i creditori rinuncino al 70% delle loro pretese per poter stabilizzare il bilancio del paese. Il rischio di epidemia è elevato ma l'effetto domino può comunque essere evitato, scrivono gli economisti dell'istituto in uno studio presentato oggi a Zurigo.

La Grecia è chiaramente insolvente, contrariamente a tutte le speranze che il mondo politico pone nel salvataggio delle finanze statali elleniche, affermano gli esperti del settore Wealth Management Research di UBS. Il paese non potrà più a lungo evitare il fallimento. Che questo scenario possa essere prorogato fino al 2013 attraverso il meccanismo di stabilizzazione europeo è poco probabile; al contrario, è possibile che la bancarotta avvenga già nei prossimi mesi.

Secondo Thomas Wacker, responsabile analisi crediti nell'amministrazione patrimoniale, l'insolvenza della Grecia non farà però precipitare nel baratro anche Portogallo, Italia e Spagna: per evitare questo scenario vi sono infatti a suo avviso sufficiente meccanismi e mezzi a disposizione.

La bancarotta greca avrebbe comunque effetti pesanti. Innanzitutto provocherebbe una nuova crisi del credito nel settore finanziario, sostiene l'economista Dirk Faltin; vi sarebbe però ancora la possibilità di sostenere le banche in difficoltà e di mettere a disposizione sufficiente liquidità. Da non sottovalutare sarebbero peraltro gli effetti negativi sull'economia reale, che sfocerebbero in tassi di crescita chiaramente più deboli.

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