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Gli occhi di tutta Europa sono puntati ancora una volta su Atene. Poco meno di dieci milioni greci sono infatti chiamati domani ad un voto destinato ad avere forti riflessi su tutta l'Unione.

Protagonista assoluto è Alexis Tsipras, l'uomo che ha unito la frammentata sinistra greca in un partito, Syriza, dato per favorito. Un leader che ha convinto gran parte dei Greci, schiacciati dalla crisi economica, che il tempo dell'austerità debba finire.

Uno stop ai sacrifici che contiene soprattutto il rigetto degli accordi stretti tra il suo predecessore, il conservatore di Nea Dimokratia Antonis Samaras, e i creditori internazionali. E che per questo genera preoccupazione tra i fautori europei del rigore, favorevoli a una continuazione dell'attuale fase politica.

Una vittoria della sinistra, dicono, potrebbe mandare la Grecia al fallimento e farla uscire dall'Eurozona. Un'ipotesi però smentita dallo stesso Tsipras, secondo cui si potrà giungere ad un accordo anche senza l'odiato Memorandum, dopo l'apertura mostrata dalla Bce per un acquisto "condizionato" dei titoli greci. E soprattutto giudicata improbabile da molti altri leader d'Europa.

Il sondaggio della società Mrb per Star TV vede Syriza al 31,2%, Nea Demokratia al 26%, Potami (centrosinistra) al 6,5%, Alba Dorata (estrema destra) al 5,5%, Kke (comunisti) al 4,5%, Pasok al 4%, Greci Indipendenti (centrodestra) al 3,2%, Kinima (centrosinistra) al 2,9% (la soglia per entrare in Parlamento è il 3%).

L'altra società di sondaggi, Gpo, segnala Syriza al 33,4%, ND 26,7%, Alba Dorata 5,1%, Pasok 5%, Potami 5%, Greci Indipendenti 3,5%.

In tutti i sondaggi Syriza non sembra poter conquistare abbastanza seggi (151 su 300) per poter governare da sola (nonostante il bonus che dà 50 seggi al partito di maggioranza relativa).

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SDA-ATS