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La Grecia è di nuovo sulla graticola europea per le "serie carenze" nei controlli alle frontiere esterne.

Dopo la crisi economico-finanziaria dell'estate, il governo ellenico torna sotto accusa, questa volta per i flussi record di migranti che bussano alle porte dell'Unione europea attraverso i suoi confini.

La Commissione Ue ha discusso una valutazione, sulla base di ispezioni a sorpresa condotte a novembre, in cui si certifica come Atene stia "seriamente trascurando i suoi obblighi", mettendo a rischio la tenuta del sistema Schengen.

Intanto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker in una lettera in risposta al premier sloveno Miroslav Cerar, pur ribadendo che attualmente il mandato di Frontex non permette operazioni in Paesi che come la Macedonia non fanno parte dell'Unione, apre alla possibilità di aiuti bilaterali a Skopje.

Azione che di fatto contribuisce a creare un cordone sanitario attorno alla penisola ellenica, ma che potrebbe indurre ad un mutamento della rotta balcanica verso l'Albania, e da lì verso l'Italia. Anche se, secondo Bruxelles al momento "non ci sono analisi del rischio che indicano questa eventualità".

Il provvedimento della Commissione Ue sulla Grecia apre la strada alla possibilità di estendere i controlli alle frontiere interne per uno o più Stati membri fino a due anni, se Atene non avrà provveduto a mettere in regola la situazione entro maggio. Così come richiesto dai ministri dell'Interno europei alla riunione informale di lunedì ad Amsterdam.

L'obiettivo temporale non è casuale: a metà maggio Austria e Germania avranno esaurito tutte le possibilità ordinarie previste dal codice Schengen di controllare le proprie frontiere, e il ricorso alla procedura dell'articolo 26 è l'ultimo margine di manovra nelle mani di Bruxelles per salvare l'area di libera circolazione da azioni unilaterali, fuori controllo, che ne disegnerebbero, in quel caso davvero, la fine. E la Grecia isolata potrebbe trovarsi ad affrontare una gigantesca crisi umanitaria.

Per questo dalla Commissione Ue ripetono come un mantra che si tratta di "salvare Schengen attraverso la sua applicazione, per tornare al più presto ad una situazione di normalità". "Nessuno parla di sospendere Schengen o espellere la Grecia", ribadisce il responsabile all'Immigrazione Dimitris Avramopoulos.

Ma di fatto Atene si sente già più sola. "Consideriamo non costruttivo il tentativo di isolare la Grecia" nel sistema Schengen, è invece necessario che tutti nella Ue facciano la loro parte, afferma il ministro portavoce ellenico Olga Gerovaisili, evidenziando come il rapporto si basi su una visita del 10 novembre e come la situazione "sia molto cambiata".

"Da novembre ci sono stati dei progressi, ma resta ancora molto da fare", mette in guardia il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. In particolare, durante le ispezioni sono stati riscontrati buchi "nel processo di identificazione, registrazione e controlli sulla base del Sistema di informazione Schengen (Sis), ma anche negli standard di accoglienza e sui rimpatri".

Nel frattempo si continua a lavorare per allentare la pressione migratoria, cercando di far funzionare il piano di azione con la Turchia e rilanciando sulle politiche di rimpatrio e ricollocamento. In particolare, secondo dati Frontex in possesso della Commissione Ue, a dicembre, il flusso di migranti illegali in arrivo dalla Turchia alla Grecia ha superato quello dei profughi, toccando quota 60%. Ma nell'Egeo si continuano a registrare morti. E per ridurre i flussi ora la Commissione sta anche pensando di lanciare un Piano per lo sviluppo nei Paesi di provenienza dei migranti illegali.

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SDA-ATS