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Marco Weber è rientrato in Svizzera: l'attivista di Greenpeace ha potuto lasciare la Russia dopo aver ricevuto il visto d'uscita. Il 28enne prenderà parte ad una conferenza stampa che si terrà domani mattina a Zurigo, indica in una nota l'organizzazione ambientalista.

Weber è stato arrestato lo scorso 19 settembre assieme ad altri 27 militanti di Greenpeace e a due giornalisti indipendenti che avevano preso parte ad un'azione di protesta contro una piattaforma della società petrolifera Gazprom nel mare di Barents.

Gli attivisti, che volevano denunciare i rischi dello sfruttamento degli idrocarburi nell'Artico, sono stati in un primo tempo detenuti a Murmansk, oltre il Circolo Polare Artico, e in seguito trasferiti a San Pietroburgo.

Rilasciati in novembre su cauzione, hanno beneficiato di un'amnistia lanciata dal presidente russo Vladimir Putin per i 20 anni della Costituzione postsovietica. L'amnistia, approvata lo scorso 18 dicembre dai deputati della Duma, ha comportato la liberazione nel giro di pochi giorni di alcuni dei protagonisti di casi che avevano scatenato critiche internazionali contro la Russia: dalle Pussy Riot, all'ex oligarca Mikhail Khodorkovsky.

Gli attivisti di Greenpeace erano stati in un primo tempo incriminati per "pirateria", un crimine passibile di una pena fino a 15 anni di carcere. Il capo d'imputazione era in seguito stato declassato a "teppismo", con una pena massima prevista di cinque anni. Dopo l'annuncio dell'amnistia hanno dovuto attendere il visto di transito per poter lasciare la Russia.

L'amnistia voluta dal presidente Putin è stata vista da molti come un tentativo di calmare le proteste contro Mosca in vista delle Olimpiadi invernali di Sochi che iniziano il 7 febbraio. Dieci giorni fa Putin ha tuttavia tenuto a precisare, nella sua conferenza stampa di fine anno, che l'arresto degli attivisti di Greenpeace "deve servire da lezione" e che l'amnistia "non è stata decisa per loro".

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SDA-ATS