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SYDNEY - Un australiano rinchiuso e torturato nel campo di detenzione di Guantanamo potrà fare causa al governo australiano per essersi reso complice di torture. Lo ha deciso il tribunale federale di Sydney, sostenendo che, nonostante il crimine sia avvenuto fuori dai confini nazionali, la tortura non è mai ammissibile.
Mamduh Habib, egiziano, era stato arrestato in Pakistan nel 2001 con l'accusa di aver addestrato militanti islamici e di essere stato a conoscenza del piano di attacco alle torri gemelle, a New York. Secondo Habib, poi rilasciato nel 2005, funzionari australiani erano in alcuni casi presenti alle torture, che comprendevano iniezioni di droga, forti scosse elettriche, botte e intimidazioni con cani feroci. Il governo di Canberra aveva sostenuto che il caso non poteva essere dibattuto in Australia, in quanto i fatti erano avvenuti in un altro paese.
Ma i giudici hanno deliberato che la tortura "offende l'idea di un'umanità comune al mondo intero", e che il parlamento australiano ha "dichiarato la tortura un crimine, che sia commessa in Australia o in altri paesi".
Il caso di Habib, che chiederà un risarcimento al governo australiano, potrebbe aprire la via ad altre richieste di danni.

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SDA-ATS