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Continua a complicarsi il caso dei sei ex detenuti di Guantanamo accolti in Uruguay. Tre membri del gruppo hanno iniziato un sit in davanti all'ambasciata degli Stati Uniti a Montevideo, esigendo assistenza economica e ricongiungimento familiare.

Il governo - sempre più in imbarazzo - ha replicato che per ottenere l'assistenza richiesta i sei devono sottoscrivere e concordare impegni e regole.

Al loro arrivo in Uruguay nel dicembre scorso, gli ex detenuti - un palestinese, un tunisino e 4 siriani - hanno espresso la loro gratitudine al presidente José "Pepe" Mujica, sottolineando di non volerlo deludere. A metà febbraio, però, la situazione ha iniziato a deteriorarsi: uno degli ex prigionieri, Abu Waed Dhiab, ha visitato Buenos Aires per chiedere che altri paesi accolgano ex reclusi di Guantanamo - creando un incidente diplomatico - e si è lamentato di essere "uscito da una prigione per entrare in un'altra".

La situazione si è calmata grazie all'intervento solidale di Mujica, che ha visitato gli ex prigionieri, ospiti di una casa della centrale sindacale Pit-Cnt. Ma venerdì scorso alcuni di loro hanno cominciato un sit in davanti all'ambasciata americana, dormendo di notte all'aperto in sacchi a pelo.

Quattro membri del gruppo hanno diffuso un comunicato nel quale sostengono che gli Usa "devono fornirci quanto necessario per portare avanti una vita normale" e accusano il Sedhu (Servizio Ecumenico per la Dignità Umana) e il governo di volergli fare firmare documenti con contenuto diverso a quello convenuto.

L'ambasciata americana si è limitata ad indicare che esistono meccanismi stabiliti per chiedere un incontro con i suoi funzionari e che i giardinetti davanti alla sua sede - dove si sono istallati i manifestanti - sono uno spazio pubblico aperto a tutti. Questo ha lasciato in una posizione scomoda il governo.

Il ministro degli Esteri, Rodolfo Nin Novoa, ha chiarito oggi che l'"Uruguay non ha intenzione di abbandonare" gli ex detenuti di Guantanamo. Nessuno interverrà - ha assicurato - per interrompere la loro protesta e che, anzi, un funzionario li aiuterà a formulare per iscritto le loro rivendicazioni, perché possano essere presentate formalmente all'ambasciata Usa.

Ma il capo della diplomazia uruguaiana ha dichiarato che per ricevere l'assistenza che esigono, gli ex prigionieri devono firmare dichiarazioni nelle quali si impegnano ad imparare lo spagnolo e a cercare lavoro, come prima tappa per poter ottenere il ricongiungimento con le loro famiglie.

Il governo del presidente Tabaré Vazquez - che nel marzo scorso ha sostituito Mujica - ha dichiarato che l'Uruguay non intende accogliere altri ex detenuti di Guantanamo, perché "non dispone né della cultura né delle infrastrutture necessarie per accoglierli".

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SDA-ATS