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Le guardie di confine in Ticino non devono perdere tempo a sorvegliare i migranti e portarli nei centri di accoglienza, ma concentrarsi sulla loro registrazione e la sorveglianza delle frontiere. Lo chiede una mozione di Marco Romano, che piace al Consiglio federale

La frontiera ticinese diventa sempre più calda non a causa dell'estate incipiente, ma del crescente arrivo di migranti. Secondo il consigliere nazionale ticinese del PPD raggiunto dall'ats, la risposta del Governo al suo atto parlamentare è sintomatica, poiché si "ammette che c'è un problema di personale in seno alle guardie di confine".

Nella sua risposta, l'Esecutivo scrive infatti che il forte afflusso di migranti dall'Italia che intendono solo transitare dalla Svizzera ha causato una forte mole di lavoro alle guardie di confine, lavoro che non sempre rientra nel mandato principale del Corpo.

Il trasporto dei migranti al centro di accoglienza di Rancate per trascorrervi la notte prima di essere riammessi in Italia e la loro sorveglianza da parte delle guardie di confine assorbono forze che dovrebbero essere impiegate alla frontiera e nella registrazione. In seno al corpo è palpabile secondo Romano una certa "frustrazione" da parte delle guardie costrette a svolgere compiti che esulano dalle loro competenze.

Come risolvere il problema, allora? Il Consiglio federale nella sua risposta è alquanto vago poiché parla di impiegare "forze di sicurezza con una formazione diversa". Marco Romano auspica, invece, che in breve tempo il Governo possa decidere di far capo all'esercito "per uscire da questa situazione di stallo".

"Non si tratta di impiegare soldati di milizia - ha precisato - ma la polizia militare che dispone di una formazione appropriata e i militi in ferma continuata che potrebbero occuparsi della logistica". Questa soluzione sarebbe preferibile secondo Romano all'impiego di agenti di società di sicurezza privata, come i "Securitas", visto che passata l'emergenza i soldati possono essere semplicemente rispediti in caserma.

SDA-ATS

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