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Un villaggio seppellito da una frana causata dalle forti piogge, una tragedia annunciata in un'area che già da anni era classificata "ad alto rischio". Almeno 33 persone sono morte nella località guatemalteca di El Cambray II, cancellata da tonnellate di fango.

Il Guatemala è ormai da due giorni sotto shock. Oltre all'elevato numero di morti, bilancio che viene costantemente aggiornato, ad angosciare il paese è il destino dei dispersi: circa 600 secondo alcune fonti, mentre altri riferiscono un numero inferiore.

Le autorità stanno tentando di risalire al numero dei possibili "desaparecidos" dalle abitazioni sepolte: "circa 125", precisano fonti ufficiali.

Favorite dalle buone previsioni meteo, le operazioni di soccorso, alle quali partecipano volontari, pompieri, soldati e poliziotti, sono riprese stamani. Ieri notte erano state sospese "per ragioni di sicurezza", a causa del buio e della minaccia di nuove piogge sulla zona. Sono state proprio le forti precipitazioni degli ultimi giorni tra le cause della tragedia.

Nelle ultime ore sono stati recuperati altri due corpi, hanno precisato le autorità, sottolineando quindi che il bilancio provvisorio è al momento di 33 persone morte. Da quello che rimane di El Cambray II, villaggio a pochi chilometri della capitale, emergono intanto storie e racconti tragici, mentre la speranza di poter trovare dei superstiti diminuisce di ora in ora.

Reginaldo Gonzalez è ormai da due giorni alla ricerca di un gruppo di familiari (figlia, suocero e nipoti). Al quotidiano La Hora ha raccontato di un sms inviato alla figlia, Wendy, per avere sue notizie. E lei fortunatamente ha risposto "sono viva". Il caso di Gonzalez non è l'unico.

Dall'orrore del Cambray emergono anche altre vicende. Un pompiere ha raccontato di aver urlato dentro delle buche scavate frettolosamente nel fango e la terra: "fate rumore così vi troviamo". E mentre gli altri compagni del soccorso rimanevano in silenzio, dalla profondità della terra sono giunti in effetti dei segnali. Quando invece il silenzio è il più assoluto, i soccorritori fanno un segnale e si spostano insieme ai compagni in una nuova area da perlustrare.

La valanga di giovedì notte ha un grave precedente nel 2010, quando le forti piogge e una serie di frane provocarono la morte di 44 persone su un tratto dell'autostrada Panamericana. E anche quella volta ci furono molti dispersi, oltre a 15 mila sfollati.

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SDA-ATS