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Guerra aperta tra UE e agenzie di rating

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 gennaio 2012 - 20:44
(Keystone-ATS)

È guerra aperta tra l'Unione europea e le agenzie di rating. Anche oggi Standard & Poor's è tornata a colpire pesantemente, declassando il rating della Cassa depositi e prestiti italiana, delle Poste, di Generali e Unipol come di diverse aziende pubbliche francesi, tra cui il colosso dell'energia Edf, la Rte di trasporto elettrico Rte e la compagnia ferroviaria transalpina Sncf. La mannaia dell'agenzia internazionale ha colpito anche la Bei, Banca europea investimenti, le cui prospettive sono ora "negative".

Ed altri declassamenti sono in arrivo nei prossimi giorni nei confronti delle aziende di quei Paesi (nove in fila) che hanno subito il taglio del rating venerdì scorso. Mentre brucia ancora il declassamento del fondo salva-stati Efsf, al quale ieri è stata tolta la tripla A (ora AA+). Oggi, la Commissione Ue si è schierata con il presidente della Bce, Mario Draghi, chiedendo agli Stati membri di aumentare la dotazione del fondo.

"I fondi di soccorso della Ue hanno la capacità per dare l'assistenza necessaria ai paesi che sono sotto programma di aiuti, ma al tempo stesso conviene rafforzare la loro potenza di fuoco perchè bisogna aumentare la loro potenza preventiva", ha detto il portavoce del commissario Ue Olli Rehn. "Serve un effetto 'dissuasivò per convincere i mercati che possiamo fare fronte a tutte le eventualità", ha aggiunto. Il rafforzamento deve riguardare sia i mezzi a disposizione che gli scopi. L'Unione europea si sente sotto attacco e reagisce, rifiutandosi di farsi dettare l'agenda dalle agenzie di rating.

Ieri, il commissario agli affari economici e monetari le aveva definite uno strumento del capitalismo finanziario Usa. E oggi, il suo portavoce ha rilanciato spiegando che Rehn non intende demonizzare il capitalismo, ma porre l'accento sul fatto che il potere "delle agenzie di rating è detenuto in pochissime mani, tutte basate fuori dalla Ue". Una teoria del complotto rigettata dal membro tedesco del direttorio della Bce, Joerg Asmussen. "Tali supposizioni si possono anche facilmente ridimensionare ricordando che gli stessi Usa sono stati declassati l'anno scorso da un'agenzia di rating statunitense", ha detto al tabloid Bild.

In occasione di un'audizione alla Camera, l'agenzia di rating Fitch ha rivendicato la sua indipendenza e autonomia ammettendo che in passato qualche errore di valutazione è stato fatto. Ma le agenzie di rating sono in questo momento tutto meno che popolari. Appena eletto presidente dell'Europarlamento, il socialista Martin Schulz ha lanciato il suo anatema: "Bisogna dire un no chiaro al sistema delle agenzie di rating, che è una minaccia per il progetto europeo", ha detto. "Cresce il sospetto che anonime agenzie con sede a New York siano più potenti di governi democraticamente eletti", ha aggiunto.

Unica consolazione: l'indicazione giunta da Fitch e Moody's che non seguiranno S&P e non toglieranno all'Efsf - almeno per ora - la nota di 'tripla À.

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