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Haiti: si scava sotto macerie, condizioni disperate

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 gennaio 2010 - 21:11
(Keystone-ATS)

PORT-AU-PRINCE - Si continua a scavare a Port-au-Prince ed in altre città di Haiti devastate dal terremoto: decine di dispersi sono riusciti a segnalare la propria presenza sotto i palazzi sbriciolati dal sisma, spesso con un sms, dando nuovo vigore alle operazioni di soccorso.
Per le decine di migliaia accampati sotto il sole cocente senza acqua, senza cibo, senza medicine, le condizioni diventano sempre più insostenibili. Lo denunciano le organizzazioni umanitarie internazionali, chiedendo che si faccia presto, che i soccorsi vengano finalmente incanalati in una catena di comando organizzata e strutturata.
Per spingere in questa direzione, oggi nella capitale è arrivato anche il segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon che, dopo una visita alla sede della Minustah sotto le cui macerie sono morti almeno 40 dipendenti mentre 330 sono ancora considerati dispersi, ha incontrato René Preval, il presidente di un Paese che "sta affrontando - ha dichiarato - la più grave crisi umanitaria degli ultimi decenni". Devono essere individuate le priorità, deve essere messa in opera dal nulla una struttura di soccorso efficiente.
Perché se la macchina degli aiuti continuerà a camminare al rallentatore, gli episodi di sciacallaggio e violenza che oggi hanno provocato i primi morti potranno solo estendersi a macchia d'olio, con conseguenze devastanti per una massa di infelici, impossibilitati a difendersi.
"E' una follia - ha raccontato un poliziotto -. Rubano qualunque cosa, sia che possa servire sia che si riveli perfettamente inutile. Abbiamo l'ordine di proteggere la povera gente, ma siamo noi ad avere paura".

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