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L'Unione svizzera dei contadini (USC) denuncia le misure di risparmio di 117 milioni di franchi previste dal Consiglio federale sui pagamenti diretti nel 2015. L'organizzazione chiede al Parlamento di rispettare gli impegni e di correggere la decisione del governo.

La Politica agricola 2014-2017, entrata in vigore il primo gennaio scorso, chiede alle famiglie contadine di fornire maggiori prestazioni per mantenere l'importo dei loro pagamenti diretti, ha ricordato l'USC oggi in una nota e in una conferenza stampa a Berna.

Il sostegno dell'organizzazione alla riforma era condizionato alle ripetute promesse del Consiglio federale di mantenere il credito quadro devoluto all'agricoltura al livello precedente. "Con questi risparmi il governo non mantiene la parola e indebolisce un settore già malmesso", denuncia l'Unione dei contadini.

"Il piano di risparmi del Consiglio federale, che concerne in primo luogo i contributi alla sicurezza dell'approvvigionamento, costituisce una minaccia al principio della buona fede e nega la realtà della situazione", rileva il direttore di USC e consigliere nazionale (PLR/FR) Jacques Bourgeois. "Speriamo che il parlamento gli apra gli occhi", aggiunge.

Per l'Unione è ingiusto risparmiare sulle spalle dell'agricoltura, perché la sua quota nelle spese della Confederazione è diminuita dall'8 al 5,6% negli ultimi 10 anni. L'USC ritiene quindi che lo sforzo debba prima di tutto venire dai settori dove le spese sono aumentate o che hanno beneficiato di un maggior appoggio negli ultimi anni.

La decisione è per questa organizzazione tanto più incomprensibile visto che non c'è pressione a realizzare un programma di risparmio. L'anno prossimo il governo infatti punta su una eccedenza di 500 milioni di franchi, rammenta l'USC.

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SDA-ATS