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Quasi due terzi delle imprese svizzere temono la disdetta degli accordi bilaterali con l'Unione europea e un terzo ritiene che la forza del franco svizzero abbia peggiorato la situazione della piazza economica elvetica.

È quanto emerge da un sondaggio realizzato dalla società di consulenza KPMG Svizzera.

Il 45% delle imprese intervistate valuta negativamente il proprio mercato a causa principalmente della forte pressione sui prezzi in Svizzera e all'estero. Il 64% ritiene che la competitività svizzera sia peggiorata rispetto all'anno precedente. Nel settore "beni di consumo e commercio al dettaglio" e in quello "industria e fabbricazione" la percentuale sale rispettivamente al 75% e 71%.

Sul piano politico, la disdetta degli accordi bilaterali è il principale motivo di incertezza per il 73% degli interrogati. Ad ogni modo, secondo Peter Dauwalder, responsabile restructuring, "la solida attività commerciale e il finanziamento prioritariamente conservatore di molte imprese svizzere negli anni passati hanno permesso di costituire sufficienti riserve".

KPMG Svizzera ha interrogato in tutto 81 imprese: il 46% nel settore "industria e fabbricazione", il 12% "costruzione ed energia", il 18% "beni di consumo e commercio al dettaglio" e il 24% nel settore "prestazione di servizi". Il 63% aveva meno di 249 impieghi equivalenti a tempo pieno (ETP) e il restante 37% più di 250.

In base agli ultimi dati resi noti in agosto dall'Ufficio federale di statistica, nel 2013 le imprese svizzere erano circa 578'000. Il 66,4% è costituito da piccolissime imprese con meno di due addetti ETP, il 32,0% fa parte della categoria da 2 a 49 addetti, l'1,3% impiegano tra le 50 e le 249 persone e solo 0,2% contano 250 o più addetti. Il 74,7% è attiva nel settore terziario.

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SDA-ATS