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ROMA - Il Pdl non ci sta: "Fini non può darci lezioni sul partito". E insiste: "Deve lasciare la presidenza della Camera". Il giorno dopo Mirabello, sono sempre più tesi i rapporti all'interno della maggioranza e le voci sul voto anticipato continuano a tener banco nei palazzi della politica italiana.
Il nodo della discordia non cambia: l'incompatibilità dell'ex leader di An con il Partito unitario del centrodestra. Ufficialmente Silvio Berlusconi tace. Oggi ha fatto il punto con i suoi ad Arcore. La strategia del Cavaliere, riferiscono ambienti parlamentari del Pdl, è 'attendista': ora sta a guardare e aspetta le prossime mosse dei finiani in Parlamento. Le urne, fortemente volute dalla Lega, restano l'extrema ratio. Umberto Bossi avverte: "Se Berlusconi dava retta a me e andava alle elezioni, Fini, Casini, la sinistra, tutti questi scomparivano...".
È Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, a rilanciare le dimissioni di Fini: "Comunque la pensi e qualunque siano le sue scelte, per milioni di cittadini italiani si pone il tema della compatibilità tra le sue azioni politiche di questi mesi e la sua permanenza alla Presidenza della Camera". Sulla stessa linea Francesco Storace, leader de 'La Destrà: " Fini ha aperto un gigantesco problema costituzionale. In caso di crisi e consultazioni, quale garanzia di terzietà offrirà al capo dello Stato? È evidente che deve lasciare la presidenza della Camera. Almeno eviterà che le bufere in arrivo lambiscano l'istituzione...".
A stretto giro di posta arriva la risposta dei finiani. Dice Fabio Granata, deputato di Fli: "Noi, con Fini, abbiamo buttato il cuore oltre l'ostacolo: adesso inizia il difficile, e il bello, di questa impresa. È nato molto più di in partito: si è rimessa in movimento la politica, quella che deve saper parlare alle speranze, al cuore e alla ragione".

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SDA-ATS