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"Quel posto è l'origine di tutti i miei mali: è il Tribunale che mi ha rovinato". Il pluriomicida C. G. lo dice d'impulso ai carabinieri che lo bloccano e gli tolgono la pistola con cui ha freddato il giudice Fernando Ciampi, il suo coimputato G. E. e l'avvocato L. A.

I primi atti dell'indagine sulla strage al tribunale di Milano confermano quanto emerso nelle prime ore ma, soprattutto, dimostrano come C. G. avesse pianificato ogni cosa, mosso da un odio che lo aveva ormai accecato e che ha covato per anni, come dimostra la denuncia presentata tre anni fa da un suo ex legale, Marco Eller Vainicher.

La querela era scattata per minacce, violazione di domicilio e altri reati: "Mi ha più volte minacciato di farmela pagare - ha raccontato l'avvocato - ha cercato con violenza di entrare nello, inveendo e aggredendomi verbalmente". Nella stessa denuncia Vainicher sosteneva inoltre che il killer si era ormai convinto dell'esistenza di "un complotto ai suoi danni", che coinvolgeva alcuni avvocati e lo stesso giudice Ciampi.

Anche le parole dette a un suo amico, sentito dagli investigatori, confermano come la decisione fosse maturata da tempo: "sono stato rovinato da mio nipote, lui stava sfasciando la società, odio i giudici che mi hanno pignorato la proprietà". L'amico ha anche ricordato di quando C. G. era andato da lui presentandogli un porto d'armi sportivo e dicendogli "poi li ammazzo tutti".

"La giustizia fa schifo, fa tutto schifo", ha detto ancora C. G. ai carabinieri, che nel sellino dello scooter hanno trovato la pistola con cui aveva ucciso in tribunale con il colpo in canna e un altro caricatore, con dodici colpi. "Grazie che mi avete fermato, avete fatto bene. Avrei ucciso ancora e poi mi sarei suicidato".

Tutta questa rabbia ora potrebbe anche costargli l'imputazione di strage: i magistrati stanno ancora valutando gli elementi a disposizione e ricostruendo la dinamica esatta di quanto accaduto, ma dai primi accertamenti sembrerebbe che tra i feriti vi sarebbe almeno una persona che non c'entrerebbe nulla con la sua 'vendetta' personale. Si tratta dell'avvocato P. B., ferito in maniera lieve, che si trovava su una panca fuori dall'aula accanto al commercialista S. V. - ferito anche lui alle gambe - che invece doveva testimoniare al processo. Se l'avvocato fosse stato colpito perché il killer ha sparato all'impazzata, potrebbe scatterebbe il reato di strage.

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SDA-ATS