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L'iniziativa PPD "Per il matrimonio e la famiglia. No agli svantaggi per le coppie sposate", in consultazione il 28 febbraio, va bocciata poiché "retrograda, costosa e omofoba". Lo sostiene un comitato interpartitico (PLR, PVL, PS, Verdi associazioni di gay/lesbiche)

secondo cui, con la scusa di eliminare gli svantaggi fiscali per un numero limitato di coppie abbienti, l'iniziativa popolare intende privilegiare un solo tipo di convivenza ancorandolo nella Costituzione, escludendo per di più ogni altro modello di imposizione.

Stando al nuovo capoverso proposto dal PPD, "Il matrimonio consiste nella durevole convivenza, disciplinata dalla legge, di un uomo e di una donna. Dal punto di vista fiscale, il matrimonio costituisce una comunione economica. Non deve essere svantaggiato rispetto ad altri modi di vita, segnatamente sotto il profilo fiscale e delle assicurazioni sociali".

Mediante questa proposta di modifica costituzionale, i democristiani intendono eliminare le penalizzazioni fiscali che ancora sussistono - nonostante una sentenza del Tribunale federale risalente al 1984, n.d.r - per circa 80 mila coppie sposate, formate da coniugi che lavorano e con un reddito globale elevato. Quest'ultimi devono all'erario federale una somma maggiore rispetto ai concubini con una situazione finanziaria simile.

La penalizzazione delle coppie sposate nei confronti dei concubini sussiste anche nell'ambito pensionistico: le coppie ricevono al massimo il 150% di rendita AVS, mentre chi vive in concubinato possono contare su due rendite intere (200%).

Proposta costosa che profitta solo ai ricchi

Lungi da noi dal voler penalizzare il matrimonio, ha esordito il consigliere nazionale Beat Jans (PS/BS), "ma l'iniziativa in votazione ha degli aspetti preoccupanti, perché non solo privilegia una forma di convivenza, ossia il matrimonio tra un uomo e una donna, ma esclude ogni altro modello d'imposizione, come la tassazione individuale".

Jans ha rinfacciato al PPD di non aver voluto sentire ragioni in parlamento, rifiutando ogni proposta di compromesso, specie per correggere la formulazione "infelice" dell'iniziativa.

Il testo in votazione, inoltre, riguarda solo 80 mila coppie sposate, ossia il 2% appena delle famiglie con alti redditi. "Un aumento delle detrazioni per costoro priverebbe le casse di Confederazione, cantoni e comuni di 2,3 miliardi di franchi di entrate, un ammanco che tutte le altre coppie sarebbero chiamate a compensare", ha sostenuto Jans. In questo momento di vacche magre, "non abbiamo bisogno di altri regali per ricchi".

Quanto alle rendite AVS, nonostante il trattamento differenziato tra sposati e no, va ricordato che le prime possono beneficiare di un contributo di vedovanza quando muore il coniuge, mentre tale vantaggio è precluso ai concubini, ha sottolineato il deputato basilese.

Iniziativa totalitaria

Per il il consigliere nazionale Hans-Peter Portmann (PLR/ZH), l'iniziativa crea nuove ingiustizie fiscali, invece di eliminarle. Privilegiando poi la tassazione comune, il testo dell'iniziativa esclude il modello di imposizione individuale, assai più liberale poiché ognuno paga per il reddito conseguito.

Portmann si è poi scagliato contro il carattere totalitario dell'iniziativa che intende imporre un solo tipo di convivenza, in controtendenza con l'evoluzione della società. "Il 73% delle coppie non è sposata", ha rimarcato Portmann.

Famiglia tradizionale non eterna

Negli ultimi decenni, la famiglia, contrariamente all'immagine veicolata dal PPD, ha subito profonde trasformazioni, ha sottolineato a nome dei Verdi la Consigliera nazionale Adèle Thorens (VD).

Non solo ci si sposa più tardi, ma il 20% delle donne non ha figli, e i divorzi sono diventati più frequenti. Le famiglie ricomposte e forme di convivenza diverse sono diventate una realtà. In questo senso, ha sostenuto, "l'iniziativa è retrograda poiché non tiene conto di questa evoluzione, ma intende imporre a tutti il proprio modello tradizionale".

Così come formulata, ha sottolineato la Consigliera nazionale bernese Kathrin Bertschy del Partito verde liberale (PVL), l'iniziativa PPD vuole vietare i matrimoni omosessuali. Il partenariato registrato non equivale al matrimonio e ciò è "indegno" di uno Stato di diritto in cui tutti sono uguali davanti alla legge. Non è possibile, a suo avviso, che sussistano ancora simili discriminazioni basate sull'orientamento sessuale degli individui.

Un'iniziativa parlamentare del PVL, matrimonio per tutti, ha già raccolto i favori del Parlamento, ha ricordato Bertschy, secondo cui la società è favorevole ad una evoluzione del genere, come dimostrerebbero certi sondaggi d'opinione.

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SDA-ATS