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NEW DELHI - Sono oltre 600 i dispersi nella valle di Leh, meta turistica della regione del Ladakh (nel Kashmir indiano), colpita ieri da una catastrofica ondata di maltempo che ha provocato finora oltre un centinaio di morti.
Tra le vittime o i feriti non risulta al momento nessuno straniero, ma sono migliaia i turisti bloccati nell'area, tutti rintracciati e incolumi.
Il bilancio delle vittime sembra però inevitabilmente destinato ad aggravarsi: si teme infatti che molti abitanti siano ancora sotto il fango o tra le macerie delle case crollate nel diluvio che si è abbattuto nella notte di giovedì.
Tra gli scomparsi ci sono anche una trentina di militari di una delle tante basi esistenti nell'area che è fortemente militarizzata per via dei confini con Cina e Pakistan, paese quest'ultimo ancora in ginocchio per le straordinarie piogge monsoniche che hanno flagellato la regione per una settimana provocando milioni di alluvionati e almeno 1600 morti.
I soccorritori indiani hanno trovato finora i corpi di 130 persone, ma alcuni villaggi sono ancora tagliati fuori dal mondo a causa del crollo di tre ponti e dell'interruzione di numerose strade. La colata di fango e detriti ha devastato diversi villaggi, tra cui quello di Choglamsar, a sud di Leh verso la valle dell'Indo e quello di Shey, la capitale estiva degli ex re del Ladakh. Le alluvioni hanno distrutto anche alcuni patrimoni architettonici della regione desertica himalayana, nota come il "piccolo Tibet" per la presenza di monasteri buddisti e accessibile via terra solo per tre mesi all'anno.
In questi giorni, secondo stime, si trovano a Leh dai 4 ai 5 mila turisti stranieri. "Nessuno di loro risulta tra le vittime o i dispersi", ha assicurato stasera l'ispettore generale della polizia Farooq Ahmad, che coordina le operazioni di soccorso. La maggior parte sono negli alberghi di Leh in attesa di trovare un posto su un aereo per abbandonare la zona, ma diversi sono intrappolati lungo la strada che "sale" da Manali, in Himachal Pradesh. La statale, che si snoda per oltre 400 chilometri attraverso passi montani di 5000 metri, è bloccata in più punti per smottamenti. L'esercito è al lavoro per aprire dei varchi, ma ci vorranno molti giorni.
È invece ritornato in funzione l'aeroporto che era inagibile per via della pista di atterraggio allagata. Oggi pomeriggio sono arrivati i primi sei aerei dell'aviazione militare con aiuti di emergenza, tende, generatori e ospedali da campo. Sono ripresi anche alcuni collegamenti di compagnie aeree private verso New Delhi. Da domani mattina Air India e Jet Airways hanno previsto voli straordinari.
Resta molto difficile avere un quadro chiaro della situazione a causa delle linee telefoniche ancora interrotte. Raggiunta telefonicamente dall'ANSA, una giornalista italiana, Pratrizia Caiffa, che si trova a Leh, ha raccontato di un vero e proprio "finimondo": "La città vecchia di Leh è stata sommersa dal fango e sono cadute pietre. Ho visto case distrutte come quelle dopo il terremoto di Haiti. La gente scava con le mani nel fango per tirare fuori i corpi. La situazione è drammatica".

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SDA-ATS