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India: bomba a Pune, rivendicata da gruppo in Pakistan

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 febbraio 2010 - 07:16
(Keystone-ATS)

NEW DELHI - Un movimento clandestino pressoché sconosciuto, il Laskhar-e-Taiba (LeT) Al Alami, ha rivendicato l'attentato di sabato a Pune (India centro-occidentale) che ha causato dieci morti e 60 feriti, motivandolo con il rifiuto dell'India di discutere il futuro del Kashmir con il Pakistan.
Lo riferisce l'agenzia di stampa indiana Pti. Nello scoppio è morta, fra gli altri, una ragazza italiana.
La rivendicazione è stata fatta con una telefonata a Nirupama Subramanian, corrispondente ad Islamabad del quotidiano indiano The Hindu.
L'interlocutore ha precisato di chiamarsi Abu Jindal e di essere il portavoce del LeT Al Alami (International). Dopo aver ribadito le motivazioni dell'attentato, l'uomo ha anche precisato che il suo gruppo è una scissione del Laskher-e-Taiba che "prende ordini" dai servizi segreti pakistani.
Un'altra ragione per giustificare l'attentato, ha concluso, è "l'alleanza" che l'India ha stretto con gli Stati Uniti. Nello scoppio avvenuto nella 'German Bakery' ha perso la vita, fra gli altri, la giovane toscana Nadia Macerini che viveva a Pune da sette anni.

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